Le dislocazioni acute dell’articolazione temporo-mandibolare rappresentano un quadro in grado di infondere grande apprensione nel paziente, il quale improvvisamente si ritrova “bloccato” e impossibilitato a chiudere la bocca. Di conseguenza, anche la gestione clinica, ovvero la riduzione della dislocazione, da parte dell’odontoiatra, risulta spesso assai difficoltosa. Si può peraltro immaginare come una manovra di questo tipo possa a sua volta intimorire soprattutto i clinici più giovani, che sono chiamati a valutare la situazione rapidamente e assicurare un beneficio al paziente in un lasso di tempo altrettanto breve.

Dislocazioni anteriori del disco articolare, mono o bilaterali, possono interessare nel corso della vita il 5% della popolazione e possono presentarsi a seguito di apertura prolungata (quindi tipicamente a margine di trattamenti odontoiatrici), eventi traumatici o, banalmente, atti fisiologici come lo sbadiglio. Un individuo può essere predisposto a dislocazione dell’ATM per lassità dei relativi legamenti, spasmo o incoordinazione muscolare.

Recentemente, un interessante report, prodotto da Woodall e colleghi e pubblicato su Journal of Stomatology, Oral and Maxillofacial Surgery, ha descritto una procedura volta a ottenere riduzione del dolore e rilassamento muscolare mediante l’impiego di anestetico locale. Il razionale consiste nella riduzione dell’attività motoria dei muscoli pterigoidei, i quali fisiologicamente svolgono il ruolo di iniziatori dell’elevazione e della protrusione della mandibola. Ciò facilita la successiva fase di vera e propria riduzione, in cui i condili vengono riportati inferiormente e posteriormente.

La tecnica prevede la somministrazione dell’anestetico locale, per esempio lidocaina 2% con adrenalina 1:80000, in fossa infratemporale, direzionando l’ago lateralmente alla tuberosità del mascellare. In questa regione trovano inserzione entrambi i muscoli pterigoidei. I margini ossei che delimitano la fossa infratemporale sono rappresentati da mascellare posterolaterale, appunto, processo pterigoideo laterale, ramo mandibolare e parte timpanica dell’osso temporale. Nella zona decorrono il nervo mandibolare, deputato all’innervazione motoria dell’intera muscolatura masticatoria, e, oltre a esso, l’arteria mascellare interna e il plesso venoso pterigoideo. Essa sarebbe soggetta, pertanto, a un’importante rischio soprattutto emorragico. L’autore ha voluto tuttavia presentare la tecnica, forte di una expertise decennale e sottolineando come questa risulti utile nell’approcciare il quadro dislocativo senza dover ricorrere all’uso di miorilassanti, sedazione né tantomeno anestesia generale.

In verità, Chan aveva precedentemente descritto un’accesso extraorale direttamente passante per il muscolo pterigoideo laterale. Woodall propone invece un nuovo e meno invasivo (considerato quindi sicuro) approccio intraorale. Nell’intento dell’autore, dunque, vi è la riduzione di impiego di farmaci e, ancora di più, nel ricorrere all’anestesia generale, che viene conseguentemente indicata solo per i casi di maggiore complessità clinica.

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