L’anestesia locale iniettiva è un momento comune alla gran parte procedure cliniche in odontoiatria, nell’adulto come nel soggetto pediatrico, e che, in tutti i casi, ha un ruolo fondamentale nella gestione dell’ansia odontoiatrica. L’obiettivo clinico primario è ottenere un’anestesia pulpare completa e duratura al costo biologico minore: in altre parole, ridurre il più possibile il dolore connesso con l’iniezione.

Parlando di una procedura che qualsiasi professionista compie più volte quotidianamente, le indicazioni operative di base più semplici saranno anche quelle più valide e ripetibili. Una raccomandazione in questo senso quasi “scolastica” è certamente quella di somministrare lentamente la soluzione anestetica. Come concetto, si potrebbe parlare di “slow anesthesia”.

Qualora si esegua un pretrattamento con anestesia topica, al fine di ridurre il discomfort legato alla penetrazione dell’ago, è richiesta un’esposizione di almeno 1 minuto.

Nell’approcciare un primo o un secondo molare superiore, dunque al fine di eseguire un’anestesia plessica, l’iniezione di una tubofiala di anestetico richiede a sua volta almeno 1 minuto per poter aumentare il tasso di successo e, contemporaneamente, diminuire il dato del dolore. Il clinico potrà eventualmente preferire una tecnica a due passaggi.

60 secondi per tubofiala è anche, indicativamente, la velocità richiesta da un elemento pluriradicolato a livello mandibolare. In altre parole, si tratta del tempo minimo per eseguire la comune tecnica di blocco alveolare inferiore. La fretta è un importante fattore confondente in questa procedura, la quale già di per sè si trova a un tasso di insuccesso elevato (20-25%). Questa procedura richiede infatti un’attesa di almeno 10 minuti e, solo dopo questa latenza, la mancanza del sintomo di intorpidimento dell’emilabbro omolaterale costringerà l’odontoiatra a una seconda somministrazione. Questo periodo è doppio rispetto a quanto richiesto a livello degli elementi pluriradicolati mascellari, i quali quindi presentano a loro volta un periodo di latenza: una positività al test del freddo dopo 5 minuti, comunque, non obbliga a una seconda somministrazione. Dopo altri 3-5 minuti di attesa, infatti, nella maggior parte dei casi il test si negativizzerà, a indicare dunque il raggiungimento dell’effetto minimo richiesto.

In ultima analisi, esistono tecnologie specificamente sviluppate sul concetto della slow anesthesia. È il caso, ad esempio, del computer-controlled local anesthetic delivery (CCLAD): come suggerito dal termine, è il software a gestire la velocità di somministrazione, che viene mantenuta ridotta e, contemporaneamente, costante. È chiaro che uno strumento di questo tipo presenta una sensibilità superiore a quella umana: indicativamente, la velocità della tubofiala al minuto (1.8 mL/min) viene settata come fast rate del macchinario, che raggiunge uno slow rate di 0.5 mL/min, ovvero circa quattro minuti per una intera tubofiala.

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