L’anestesia locale più comunemente impiegata a livello del mascellare superiore è una metodica plessica. Consiste in una somministrazione iniettiva sovraperiostale – in prossimità dell’apice radicolare – sul versante buccale del dente interessato dal trattamento. La procedura è semplice, rapida e mostra efficacia e durata soddisfacenti. Essa risulta tuttavia sconveniente qualora sia richiesta l’anestesia di più di un elemento dentario, situazione che comporterebbe naturalmente la ripetizione della procedura una serie di volte.

L’anatomia nervosa del mascellare superiore permette l’effettuazione di anestesie di tipo tronculare. Le tecniche maggiormente conosciute, tuttavia, hanno lo svantaggio di coinvolgere con il loro effetto delle porzioni cutanee piuttosto ampie. Si può fare riferimento, ad esempio, all’anestesia del nervo infraorbitario, metodica efficace ma che comporta appunto un certo discomfort postoperatorio per il paziente.

Origine ed effetti della tecnica AMSA

Nel 1998 Friedman e Hochman introdussero una tecnica anestesiologica in grado di anestetizzare incisivo centrale e laterale, canino, primo e secondo premolare e tessuti molli del palato (senza coinvolgimento della cute), il tutto con una singola somministrazione.

In ragione dei vantaggi sopracitati la metodica risulta indicata in ambito conservativo. Inoltre, in virtù dell’eccellente azione emostatica sui tessuti molli palatini, essa trova applicazione anche nella chirurgia parodontale.

La tecnica venne denominata AMSA, dato che coinvolge i nervi alveolare anteriore superiore (ASA) e alveolare medio superiore (MSA), entrambi branche collaterali del suddetto nervo infraorbitario originanti all’interno dell’omonimo canale. I due nervi originano rispettivamente 5-8 mm e 10 mm posteriormente al foro infraorbitario. Il primo conduce la sensibilità pulpare dei due incisivi e del canino, il secondo quella dei due premolari e della radice mesiovestibolare del primo molare. Va osservato come il nervo MSA sia in effetti una struttura incostante: studi anatomici su cadavere ne rilevano la presenza in una casistica compresa fra il 30 e il 72% degli individui. In sua assenza, ne risulterà un plesso compensatorio fra ASA e nervo alveolare posteriore superiore.

Il razionale biologico della tecnica è rappresentato dalla diffusione – ottenibile attraverso l’applicazione di una pressione controllata – della soluzione anestetica attraverso i canali nutrizi e le porosità della corticale presenti a livello del processo palatale dell’osso mascellare.

Il sito d’inserimento è allocato palatalmente sulla bisettrice fra primo e secondo premolare, a metà strada tra il rafe medio palatino e la cresta del margine gengivale libero. Corrisponde all’area di confluenza tra i nervi ASA e MSA.

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