Nell’approccio al paziente pediatrico il controllo del dolore intraoperatorio è fondamentale ai fini del successo del trattamento, soprattutto nel caso dell’intervento estrattivo, in cui un paziente sperimenta forti stimoli propriocettivi su cui l’anestetico locale non ha efficacia. Nel contempo, l’anestesia iniettiva rappresenta essa stessa un forte trigger dell’ansia odontoiatrica. Sarebbe pertanto utile dal punto di vista clinico la consapevolezza di poter assicurare un’anestesia sufficiente con un solo passaggio.

Partendo da questi presupposti, Rathi e colleghi hanno condotto uno studio atto a valutare l’efficacia di una singola infiltrazione vestibolare, sperimentando due diverse molecole anestetiche locali, nell’estrazione di un molare deciduo.

Lo studio, pubblicato a inizio 2019 su Anesthesia Progress, ha coinvolto un campione totale di 100 pazienti di età compresa tra i 7 e gli 12 anni, tutti sani, collaboranti (punteggio positivo o molto positive secondo la behavior rating scale di Frankl) e indicati per l’estrazione di un molare deciduo.

Ciascun paziente è stato randomicamente assegnato a uno dei due gruppi. La procedura impiegata è la stessa, condotta dal medesimo operatore: la variabile confrontata risulta pertanto essere propriamente la molecola anestetica. Sono state infatti impiegate articaina 4% con adrenalina 1:100000 e lidocaina 2% con adrenalina 1:80000, rispettivamente per i gruppi A e B.

L’ago è stato inserito a livello del fornice (mucobuccal fold) in corrispondenza della regione apicale dell’elemento target. Dopo una duplice prova di aspirazione, dopodichè l’equivalente di 1/3 di tubofiala è stato somministrato nell’arco di 20 secondi. È stata valutata la sensibilità a livello dei tessuti molli circostanti al dente e solo nei casi in cui non risultava effetto a livello linguale/palatale è stata addizionata una seconda somministrazione (0.2-0.3 mL) direttamente su questo lato. L’intervento estrattivo ha avuto inizio a 5 minuti dalla procedura anestetica.

La percezione dolorifica durante l’intervento è stata valutata tramite la Facial Pain Scale. Sempre in fase intraoperatoria sono stati anche monitorati i parametri emodinaci (pressione e frequenza cardiaca). I dati raccolti sono stati analizzati statisticamente tramite test di Wilcoxon-Mann-Whitney.

Il valore relativo alla FPS è risultato significativamente inferiore nel gruppo A, in cui è stato osservato anche un significativo decremento intraoperatorio della frequenza cardiaca rispetto al baseline. Non sono state invece rilevate differenze pressorie significative. Questi dati sono certamente da correlare anche con la concentrazione anestetica (superiore) e di vasocostrittore (inferiore) presenti nella tubofiala di articaina.

Tutti i pazienti trattati ai quali è stata somministrata articaina hanno riportato un effetto valido anche a livello linguale/palatale, tale da non richiedere un’infiltrazione supplementare, resasi, al contrario, necessaria in tutti i pazienti trattati con lidocaina.

Si può concludere, al netto delle limitazioni dello studio, nel definire l’articaina come la molecola più adatta a essere impiegata in una singola procedura iniettiva in vista dell’estrazione di un molare deciduo in un paziente pediatrico.

 

Privacy Policy