La metodica di anestesia locale oggi più applicata in odontoiatra è il blocco nervoso, ovvero la somministrazione per via iniettiva di una molecola che possa raggiungere le fibre nervose che trasportano le afferenze sensitive. È sulla base delle dimensioni delle fibre stesse che, semplificando, viene effettuata la distinzione principale, quella fra anestesia plessica e tronculare. Pare tuttavia utile sottolineare come siano a disposizione dell’odontoiatra alcune tecniche alternative, in grado di affiancare o sostituire del tutto la metodica classica. La somministrazione epiperiostale (o sottoperiostale) può in alcuni casi risultare svantaggiata nel veicolare la molecola verso le fibre a decorso intramidollare, soprattutto nei casi di corticale ossea spessa: ciò può portare a inefficacia o, quantomeno, a rallentamento dell’azione anestetica.

La single tooth anesteshia (STA), procedura di introduzione relativamente recente, rappresenta un’opzione interessante in questo senso. Concettualmente, prevede appunto un’azione concentrata a livello di un singolo elemento dentale e prevede l’utilizzo di una sistematica a controllo computerizzato (detta anche CCLAD).

Single tooth anesthesia: un nuovo concetto di anestesia

La STA costituisce in realtà una particolare forma o, meglio, uno sviluppo dell’anestesia intraligamentosa (PDL), con la quale condivide pertanto i presupposti biologici. Uno dei vantaggi dell’anestesia intraligamentosa, oltre all’azione rapida e circoscritta, è il basso rischio di tossicità, dato che nella maggior parte dei casi risulta sufficiente la somministrazione di un basso quantitativo di farmaco.

È stato appurato come l’efficacia della via intraligamentosa sia in parte correlata alla pressione, il che non significa che questa debba essere eccezionalmente elevata, ma semplicemente sufficiente a superare la resistenza del tessuto. In effetti la metodica, introdotta già agli inizi del ‘900, ha trovato grande diffusione a partire da fine anni ’70, quando sono comparsi sul mercato icarrier Peripress, siringhe a pistola prima e, successivamente, a penna. Oggigiorno, la metodica Peripress, che può risultare, seppur per un tempo breve, anche molto spiacevole per il paziente, trova impiego principalmente come rinforzo del blocco nervoso, soprattutto a livello mandibolare e in casi in cui questa fatichi particolarmente a diffondere (pulpite irreversibile). Per contro, può risultare inefficace qualora sia il parodonto a trovarsi sottoposto a forte infiammazione. In realtà, attualmente, si consiglia di preferire l’impiego di siringhe normali anche nella PDL.

STA: anestesia localizzata e pressione controllata

L’introduzione della STA rappresenta un’arma di notevole importanza nella pratica quotidiana. Essa pone infatti rimedio alle due problematiche principali dell’anestesia intraligamentosa, ovvero il difficile controllo manuale della pressione e la mancanza di reperi.

Il sistema prevede infatti un controllo costante della pressione (dynamic pressure-sensing, DPS). Ciò garantisce tendenzialmente una riduzione del dolore durante la somministrazione, non solo nel raffronto con la Peripress, ma anche con l’anestesia convenzionale. Inoltre, è lo stesso macchinario a indirizzare l’operatore nella direzione in cui l’anestetico serve che venga effettivamente liberato.

Privacy Policy