La somministrazione di un’anestesia locale efficace e adeguata nei tempi è una premessa fondamentale al successo dei principali trattamenti odontoiatrici. Oggi le sostanze utilizzate sono generalmente sicure e le manovre sono ben codificate e in continuo aggiornamento, al fine di assicurare al paziente l’esperienza clinica più confortevole. Ciò detto, è importante chiarire al paziente che l’anestesia, oltre che un passaggio fondamentale per la terapia, è essa stessa a tutti gli effetti una terapia, di tipo farmacologico. Un aspetto potenzialmente fuorviante per il clinico, in questo senso, è la modalità con la quale queste molecole sono disponibili all’uso, ovvero nella forma di soluzione acquosa a dosaggio predeterminato contenuta nella tubofiala, che viene facilmente portata essa stessa a unità di misura, come sottolineato anche da Khalil nel suo studio del 2014.

Le caratteristiche farmacologiche principali, e in modo particolare le condizioni legate al sovradosaggio, sono state ampiamente illustrate in diversi articoli apparsi sulle pagine del nostro sito. È importante che queste nozioni, padroneggiate dai professionisti, siano acquisite correttamente già nel corso dell’attività professionalizzante universitaria. È questo presupposto che alcuni ricercatori della Virginia Commonwealth University di Richmond si sono proposti di indagare con il loro recentissimo studio, pubblicato sulle pagine del Journal of Dental Education. Lo studio è stato condotto come un sondaggio coinvolgente 62 delle 66 dental school statunitensi, le quali possono essere ragionevolmente considerate come riferimento valido per le istituzioni analoghe a livello internazionale e anche in ambito italiano. Le domande sono state sottoposte a figure universitarie – anestesisti odontoiatrici, odontoiatri generici, parodontologi e chirurghi orali e maxillo-facciali. Il modello riprende le basi del lavoro di Obiechina del 2001, che però aveva interpellato professionisti del settore privato.
Il sondaggio si articola in 6 domande che indagano principalmente aspetti legati al dosaggio massimo di due molecole di riferimento, lidocaina e mepivacaina. Gli Autori hanno raccolto un totale di 37 risposte (pari a 2/3 dei soggetti interpellati), il 65% delle quali provenienti da professionisti di ambito chirurgico.
La maggior parte degli interpellati (83%) ha riferito di aver esposto ai propri studenti entrambi i regimi di posologia a cui gli intervistatori fanno riferimento e praticamente lo stesso numero conferma che i rispettivi reparti di pedodonzia rispettano standard autonomi. Nel contempo, l’analisi statistica ha evidenziato una certa tendenza alla semplificazione, ovvero alla parificazione dei dosaggi massimi dei due farmaci. Gli autori hanno pertanto concluso auspicando un aggiornamento e una più capillare diffusione delle linee guida anestesiologiche esistenti da parte delle associazioni competenti.
Riferimenti bibliografici
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