Come anticipato, gli effetti di tossicità sistemica da anestetici locali sono da collegare alla concentrazione plasmatica potenzialmente raggiunta. Tralasciando il caso della somministrazione diretta intravascolare, che in linea di massima non dovrebbe mai avvenire essendo sempre raccomandata la prova di aspirazione prima di effettuare l’iniezione, il trasporto ematico rappresenta comunque la via di rimozione del farmaco dal sito bersaglio (qui non si fa ancora riferimento alla metabolizzazione della molecola stessa).

A questo punto, bisogna chiedersi se al dosaggio somministrato segua necessariamente la concentrazione serica. Ciò dipende in realtà dalla vascolarizzazione del sito. Gli stessi farmaci sono utilizzati presso diversi distretti anatomici e quello stomatognatico è stato assimilato al caso della somministrazione sottomucosa in tessuti ben vascolarizzati. Nel caso della lidocaina – farmaco come detto meno usato ma tuttora importante standard sperimentale – i picchi ematici si osservano nell’arco di 20-30 minuti. Le considerazioni precedenti fanno riferimento agli studi di Scott e di Hersh, quest’ultimo più recente e di più stretto interesse odontoiatrico.

Si può assumere che rispettando i dosaggi massimi consigliati per le diverse molecole si possa scongiurare il rischio di raggiungere picchi serici tossici.

In apparente contraddizione con l’uso clinico, alcuni Autori sostengono che il peso corporeo non sia indicativo della concentrazione serica; ciò detto, nel caso del paziente pediatrico, è perfettamente corretto a fini precauzionali calcolare il dosaggio massimo sulla base del peso.

Possibili complicanze da tossicità legate agli anestetici locali

In ogni caso alcune complicanze da tossicità devono essere contemplate: in primo luogo, questi farmaci devono essere considerati come dei potenziali depressori del sistema nervoso centrale e dell’efficienza respiratoria. Questa seconda problematica consiste esattamente nell’induzione dell‘ipercapnia, derivante dall’effetto combinato degli anestetici locali con sedativi o oppiacei, soprattutto in particolari gruppi di pazienti. Si tratta di un aspetto particolarmente indagato nei paesi in cui è più frequente la sedazione in soggetti pediatrici.

La bupivacaina, farmaco più conosciuto negli Stati Uniti per la notevole durata d’azione mostra una cardiotossicità superiore a quella delle altre molecole, che risultano invece sostanzialmente comparabili per quanto riguarda il già citato potenziale neurotossico. In ogni caso, la complicanza a cui si fa riferimento non è mai stata documentata in ambiente odontoiatrico ma in caso di procedure mediche in cui il farmaco viene somministrato a dosaggi molto superiori.

Infine, una complicanza “storica”, in quanto relativa a un farmaco non più utilizzato in ambito odontoiatrico è la metaemoglobinemia. Un metabolita dell’anestetico prilocaina (conosciuto anche con il nome commerciale Citanest) infatti, può indurre l’ossidazione del ferro bivalente (Fe2+) a trivalente (Fe3+), sequestrando l’emoglobina, divenuta appunto metaemoglobina, dagli scambi gassosi.

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