Si definisce parestesia la presenza di una sensazione di torpore, formicolio o bruciore in un sito cutaneo. È un quadro che può susseguire a più condizioni e anche presentarsi in forma idiopatica. Nel caso della parestesia del nervo alveolare inferiore è la forma iatrogena – odontogena in particolare – a presentare le massime implicazioni cliniche e anche medico-legali. L’articolo considera in maniera breve i quadri di parestesia a livello dei territori di innervazione dei nervi alveolare inferiore e linguale.

Per una trattazione più completa e articolata della tematica si raccomanda la recente revisione pubblicata da Ahmad sull’Open Dentistry Journal con il titolo “The anatomical nature of dental paresthesia”.

Al di là delle vere e proprie manovre odontoiatriche (chirurgiche ma non solo), la parestesia viene contemplata come possibile complicanza della semplice procedura di anestesia locale: si fa riferimento in particolare alle metodiche del blocco alveolare inferiore. Secondo i dati di Garisto, 9 casi su 10 di neuropatia linguale sarebbero maggiormente frequenti dopo di queste.

Gli effetti collaterali più comuni sono appunto la parestesia linguale, quella del labbro e a volte le forme combinate. Possibili sintomi di accompagnamento sono disgeusie, drooling salivare e disturbi dell’eloquio.

Risoluzione della parestesia del nervo alveolare inferiore

Bisogna ricordare che nella maggior parte dei casi la condizione tende a risolversi in un periodo variabile, che può essere di giorni, settimane o mesi. Sono rari i casi in cui il sintomo persiste oltre i 6 mesi. Disturbi linguali possono sottendere diverse forme di neuropatia: la classificazione classica è quella tra neuroaprassia, assonotmesi e neurotmesi ma non sempre il trauma è diretto. In effetti, dei 134 casi di parestesia riportati da Haas e Lennon nel loro studio (1995), solo 31 pazienti hanno riferito un caratteristico sintomo di “scossa elettrica”.

Considerando il tipo di molecola anestetica in uso, l’articaina è già stata ampiamente considerata in riferimento alle sue caratteristiche vantaggiose in termini di diffusione e metabolizzazione e rappresenta forse la molecola preferita nell’ambito clinico nordamericano. Alcuni studi indicano però questa molecola come quella maggiormente correlata a episodi di parestesia non chirurgica. Si fa riferimento ancora al lavoro di Haas e Lennon, il quale correla la presunta neurotossicità del farmaco con la relativamente elevata concentrazione della formulazione (la più diffusa è quella al 4% + adrenalina 1:100000). In realtà i dati disponibili sulla frequenza della complicanza legata ad articaina variano dal 71% dello studio appena citato al 59% e 33% dei ben più recenti lavori di Gaffen (2009) e Pogrel (2012). Per quanto concerne la tossicità, poi, studi in vitro e su modello animale non hanno rilevato differenze rispetto ad altre molecole.

Riferimenti bibliografici

The Open Dentistry Journal The Anatomical Nature of Dental Paresthesia: A Quick Review Maha Ahmad

Haas D.A., Lennon D. A 21 year retrospective study of reports of paresthesia following local anesthetic administration. J. Can. Dent. Assoc. 1995;61(4):319–320, 323-326, 329-330.

Pogrel M.A. Permanent nerve damage from inferior alveolar nerve blocks: A current update. J. Calif. Dent. Assoc. 2012;40(10):795–797.

Garisto G.A., Gaffen A.S., Lawrence H.P., Tenenbaum H.C., Haas D.A. Occurrence of paresthesia after dental local anesthetic administration in the United States. J. Am. Dent. Assoc. 2010;141(7):836–844. doi: 10.14219/jada.archive.2010.0281.

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