La somministrazione di anestetico locale è una pratica condotta quotidianamente da qualsiasi professionista. Rispettando pochi accorgimenti operativi, è possibile scongiurare le possibili complicazioni, le quali peraltro sono solitamente di gravità ridotta. Tuttavia, in Letteratura sono documentati casi di complicanze rare e, in un certo senso, inattese. Tra queste sono sicuramente comprese le problematiche oculari susseguenti ad anestesia locale, a livello del mascellare superiore ma anche della mandibola. Ne sono state riportate diverse, nella maggior parte dei casi accomunate da carattere transitorio e andamento benigno. Diplopia, visione sfucata, amaurosi, nistagmo, midriasi, ptosi e miosi simil-sindrome di Horner, iperreflessia pupillare, dolore retrobulbare, enoftalmo. Pare importante ricordare tutti questi sintomi diversi, alcuni contrastanti, in quanto possono rappresentare un’evenienza del tutto imprevedibile e quantomeno allarmante, tanto per il paziente quanto per il clinico.

Pur ribadendo l’assoluta rarità della condizione (stimabile in un caso su 1000 di paziente regolarmente sottoposto a procedure odontoiatriche), un certo numero di casi viene regolarmente riportato da diverse decadi (131 nel periodo 1936-2011), indipendentemente dai cambiamenti nei prodotti farmaceutici e nelle modalità d’uso. Per quanto riguarda il campione riportato, sono interessate diverse molecole – le più importanti sono lidocaina (57.0% dei casi), articaina (19.3%), procaina (10.5% , questa ormai in sostanziale disuso) e mepivacaina (7.9%) – quasi sempre accompagnate dal vasocostrittore (94.5%). considerando la stessa casistica, sono maggiormente interessate le femmine (quasi 7 casi su 10), che rispetto ai maschi riferiscono anche più frequentemente diplopia (78.2% contro 45.8%, comunque la complicanza più spesso documentata in generale).

Ipotesi per la manifestazione di rare complicanze in caso di anestesia locale

Vengono prese in considerazione le ipotesi patogenetiche proposte per quanto riguarda tali condizioni di patologia.

Somministrazione intra-arteriosa: posto che la prova di aspirazione venga sempre effettuata e risulti negativa, c’è la possibilità di perforare una parete vascolare a seguito di movimenti da parte del paziente. Dato che la semplice diffusione appare una causa improbabile, la condizione più credibile per un danno oculare sembrerebbe essere l’interessamento dell’arteria lacrimale, che raggiunge fra l’altro il muscolo retto laterale dell’occhio.

Iniezione profonda e diffusione: per completezza, un’evenienza possibile è la diffusione attraverso il canale palatino maggiore, come documentato da Sved e colleghi.

Somministrazione intravenosa: vale quanto detto in precedenza per quanto concerne la somministrazione intravascolare. In questo caso, che sembra logicamente meno frequente degli altri, viene interessato il plesso venoso pterigoideo, soprattutto qualora venga impiegato un ago oversize (sopra i 25 gauge). Ciò comporterebbe coinvolgimento dei nervi dell’oculomozione.

Disregolazione autonomica: forse la teoria maggiormente interessante. Il coinvolgimento, ancora una volta, di una parete vascolare, potrebbe causare un impulso vasospastico, che interesserebbe l’orbita attraverso l’arteria oftalmica.

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