Nell’ambito dell‘anestesia locale odontoiatrica, la lidocaina ha rappresentato per mezzo secolo il gold standard farmacologico, tanto che ancora oggi viene impiegata come riferimento negli studi scientifici per quanto riguarda l’intera classe delle amidi. L’articaina è un’amide introdotta in Germania a inizio anni ’70, che si caratterizza nell’ambito della propria classe per il metabolismo predominante a livello plasmatico, protettivo dal rischio di tossicità sistemica (quindi in termini relativi e non assoluti). Sempre la struttura chimica conferisce alla molecola una discreta potenza e un’elevata liposolubilità, che ne facilita la diffusione nei tessuti duri e molli. Queste caratteristiche peculiari hanno contribuito alla diffusione dell’impiego clinico di questo farmaco nell’ambito del paziente odontoiatrico adulto. In pedodonzia sembra invece sia ancora oggetto di alcune perplessità riguardanti la sicurezza, come testimonia il sondaggio di Brickhouse del 2008. Eppure, già nel 2000 Malamed stabiliva come quantomeno comparabili sicurezza ed efficacia rispetto alla lidocaina e nel 2011 Brandt ne stabiliva addirittura la superiorità, pur non raccomandandone in effetti l’uso routinario.

La recentissima (aprile 2018) revisione sistematica di Tong fornisce un aggiornamento a proposito dell’efficacia di questa molecola nel soggetto pediatrico. Ancora una volta è la lidocaina a costituire il riferimento. Dei 525 lavori inizialmente raccolti, solo 22 sono stati considerati per il confronto con i criteri di inclusione, soddisfatti da soli 6 di questi, 5 considerando che due distinti lavori pubblicati nel 2000 – tra l’altro lo stesso lavoro di Malamed precedentemente citato – e nel 2001 si basavano sullo stesso campione di pazienti. 2 dei 6 lavori erano a carattere multicentrico. Nel complesso è stato studiato un campione della fascia d’età 5-16 anni. Per quanto riguarda i dosaggi, si riscontra una certa difformità: solo due studi hanno effettuato comparazioni con le medesime concentrazioni equivalenti dei due farmaci, mentre negli altri casi venivano somministrati dosaggi submassimali variabili, previa calcolo sulla base del peso. Gli outcome clinici considerati sono (1) onset dell’anestesia, il cui tempo è stato riportato nella metà dei lavori, (2) successo dell’anestesia, con i livelli di dolore oggetto di meta-analisi, (3) effetti avversi (4 studi su 6, uno dei quali non ha riportato alcuna problematica; negli altri morsicatio labiale o geniena, dolenzia in sede iniettiva o a livello dentale o mascellare), (4) sintomi dolorifici intraoperatori o (5) postoperatori, riferiti rispettivamente in 3 e 4 studi.

In riferimento ai risultati, gli Autori devono in effetti concludere come ancora le evidenze sull’argomento siano in parte carenti, in particolare per quanto riguarda il possibile uso routinario dell’articaina nella tecnica di blocco alveolare inferiore. Da questo punto di vista pare contemplabile orientarsi su molecole differenti o magari sperimentare tecniche differenti in un paziente delicato come quello pediatrico. Evidenze significative sono quelle riguardanti (5) il tasso inferiore di dolore riferito nel postoperatorio.

Riferimenti bibliografici

Pediatr Dent. 2008 Nov-Dec;30(6):516-21. Articaine use in children among dental practitioners. Brickhouse TH1, Unkel JH, Webb MD, Best AM, Hollowell RL.

Eur Arch Paediatr Dent. 2012 Dec;13(6):293-6. Articaine use in children: a review. Leith R1, Lynch K, O’Connell AC.

Malamed SF, Gagnon S, Leblanc D. Efficacy of arti-caine: a new amide local anesthetic. J Am Dent Assoc2000; 131: 635–642.

Brandt RG, Anderson PF, McDonald NJ, Sohn W, Peters MC. The pulpal analgesia efficacy of articaine versus lidocaine in dentistry: a meta-analysis. J Am Dent Assoc. 2011; 142:493-504.

Anaesthetic efficacy of articaine versus lidocaine in children’sdentistry: a systematic review and meta-analysisHUEI JINN TONG1, FATMA SALEM ALZAHRANI2, YU FAN SIM3, JINOUS F. TAHMASSEBI4&MONTY DUGGAL

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