La tecnica convenzionale di blocco nervoso alveolare inferiore continua a essere tuttora la metodica anestetica maggiormente utilizzata nell’approccio agli elementi posteriori dell’arcata inferiore. Tale metodica può però condizionare negativamente il workflow operativo, in quanto soggetta di per sè a un tasso di insuccesso attestabile fino al al 20-25%, soggetto a ulteriore incremento – dal 30 fino al 90% – in caso di pulpite irreversibile concomitante. Il fenomeno, non limitato alla sede considerata, non è stato ancora del tutto compreso. Pertanto, molteplici sono le metodiche proposte al fine di superare la problematica: ricorso a metodiche alternative con tassi success rate di base più alti, iniezioni supplementari (da adottare in condizioni precise), aumento del dosaggio farmacologico, intervento sugli additivi quantitativo (aumento concentrazione di vasocostrittore) o qualitativo (intervento sul pH, introduzione di vasocostrittori non catecolamminici). Un’opzione consiste infine nelle metodiche premedicazione farmacologica in vista della procedura anestetica.

Questa alternativa è stata recentemente considerata in una revisione sistematica pubblicata su BioMed Research International, la quale ha incluso un totale di 35 lavori provenienti dalle banche dati PubMed e Cochrane. Di seguito vengono riportate alcune delle conclusioni più significative.

È importante precisare come lo scopo non sia quello di portare avanti un protocollo clinico standardizzato: la somministrazione di un farmaco è una scelta che spetta sempre al medico in ragione del quadro clinico generale e specialistico del paziente, declinato al momento del trattamento.

La classe farmacologica alla quale è stata dedicato il grosso delle attenzioni è rappresentata logicamente dai FANS. Una meta-analisi del 2017 ha stabilito che tali farmaci sono in grado di aumentare l’efficacia del blocco nervoso alveolare inferiore indipendentemente da anestetico locale, volume ed eventuali iniezioni supplementari. Nello specifico, l’ibuprofene è la molecola maggiormente studiata in questo ambito. Usato da solo, questo farmaco ha fornito in realtà indicazioni contrastanti e, per questo, contrariamente alla considerazione generale sopracitata, l’indicazione attuale è quella di preferire l’uso combinato alla mepivacaina come anestetico locale.

Lo stesso ibuprofene è stato studiato anche in combinazione con molecole diverse. In modo particolare si faccia riferimento al paracetamolo, con il quale costituisce un duo di farmaci ampiamente utilizzati in età pediatrica. Studi anche recenti hanno confermato l’efficacia della combinazione ibuprofene-paracetamolo nell’implementazione della metodica anestetica in oggetto.

L’ibuprofene, molecola derivata dall’acido proprionico, è, come detto, il FANS più documentato in combinazione con il blocco nervoso alveolare inferiore, rappresenta lo standard nella procedura ma, comunque, non gode di un’esclusiva in tal senso. Si osserva infatti un certo interesse per la sottoclasse degli oxicam, ovvero i derivati dell’acido enolico. Anche il ketorolac ha fornito buone indicazioni nel confronto con il diclofenac: entrambe le molecole, in questo caso, appartengono al gruppo dei derivati dell’acido acetico.

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