Il piccolo paziente odontoiatrico e ortodontico in particolare ha delle esigenze particolari e, nel contempo, deve rispettare degli obblighi severi in termini di igiene orale. L’applicazione di un apparecchio, ad esempio un fisso, può rendere difficoltose le manovre quotidiane di pulizia e portare anche rapidamente a decadimento dell’igiene. Per contro, il fattore igiene orale è in grado di condizionare la qualità e le tempistiche del trattamento. Indicazioni non più favorevoli, in questo senso, sono peraltro riportate anche in relazione a metodiche alternative al fisso (Chibber 2018).

Dal punto di vista del clinico – odontoiatra o igienista dentale – la prima metodica per condizionare positivamente l’igiene orale, in generale e a maggior ragione nel caso di un paziente doppiamente esposto (pediatrico e ortodontico), consiste nel fornire direttamente le tecniche di base da riprodurre a domicilio. L’utilità dell’approccio motivazionale è indubbia, come dimostrato dalla revisione sistematica pubblicata da Gao nel 2014. Questo viene condotto in prima persona alla poltrona ma può essere coadiuvato da reminder differenti, ad esempio di tipo testuale o comunque per via telefonica: input di questo tipo non sono utili solamente a ridurre le defezioni in appuntamento (dato anche questo provato scientificamente) ma sono stati già impiegati con successo in altri quadri medici collegati alle abitudini di vita.

Ruolo dell’informazione accurata nel miglioramento dell’igiene orale nel piccolo paziente

Partendo da questi presupposti, il gruppo di lavoro di Cozzani ha condotto una valutazione dell’igiene orale in pazienti trattati presso il reparto di ortodonzia di un polo pediatrico di eccellenza come l’ospedale Gaslini di Genova e seguiti secondo 3 differenti modelli di follow-up. Complessivamente, il lavoro ha coinvolto 84 pazienti di età media intorno ai 13 anni e in previsione di trattamento ortodontico fisso con attacchi self-ligating. Prima del bandaggio, ogni paziente è stato sottoposto a seduta di igiene orale professionale con l’obiettivo di portare a zero l’indice di placca, poi raccolto al successivo appuntamento ortodontico, di modo da valutare la compliance del soggetto. Ciascun paziente è stato poi inserito casualmente in uno dei tre gruppi di follow up: un controllo che non riceveva comunicazioni successive e due gruppi caso, i cui componenti ricevevano informazioni strutturate per via telefonica (telefonata per il gruppo 3, messaggio testuale per il 2). Come auspicabile, i gruppi 2 e 3 hanno riportato indici di placca significativamente inferiori al momento del richiamo.

Le indicazioni fornite da questo semplice lavoro paiono molto interessanti, dato che l’approccio impiegato si presta a essere riproposto dalla singola struttura ambulatoriale come anche in un ambito più vasto di prevenzione sanitaria pediatrica, anche a livello nazionale.

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