La lidocaina rappresenta il capostipite e lo standard di riferimento per quanto riguarda la famiglia farmacologica degli anestetici locali amidici e, in molti paesi del mondo, rappresenta il farmaco di questo tipo più utilizzata dagli odontoiatri. Dal punto di vista biochimico, la molecola si basa sull’anello benzenico (C6H6).

Come già più volte considerato, l’articaina rappresenta una peculiarità all’interno della stessa classe. Essa si caratterizza per la presenza di un anello tiofenico (C4H4S), il quale conferisce alla molecola una spiccata liposolubilità, quattro volte superiore a quella della lidocaina. Nella farmacodinamica, questa caratteristica si esprime in un vantaggio riguardante l’onset time, che lo studio quantifica indicativamente in 7.4 minuti, contro gli 8.7 della lidocaina. La molecola presenta un secondo vantaggio, conseguente alla modalità di binding proteico, per quanto riguarda la durata d’azione (questa maggiore rispetto a lidocaina).
Alcuni autori obiettano però alcune criticità legate all’impiego clinico della molecola in ambito odontoiatrico. In particolare, vi sono riferimenti a un possibile rischio traumatico a carico del nervo alveolare inferiore legati all’utilizzo nella molecola nella tecnica di anestesia tronculare (inferior alveolar nerve block). Tali episodi possono esitare in forme temporanee o addirittura permanenti di parestesia a carico del territorio di innervazione corrispondente.

Essendo tale rischio dubbio – vi sono infatti altri studi che contraddicono tale indicazione – Stirrup e Crean hanno reputato utile l’effettuazione di quella che loro definiscono una “mini systematic review” sull’argomento. Lo studio è stato pubblicato lo scorso febbraio su British Dental Journal.

La ricerca ha coinvolto 3 fonti – MEDLINE, Dentistry & Oral Sciences Source, The Cochrane Library – e fornito un totale di 182 articoli oggetto di screening, 11 dei quali sono stati deputati rilevanti. 6 studi di coorte retrospettivi e un single trial clinico randomizzato in doppio cieco, per un totale di 7 studi, sono stati portati alla valutazione finale. Gli autori ammettono il parziale lack qualitativo e la conseguente necessità di futuri approfondimenti, al fine anche di chiarire le ragioni dei risultati riportati qui di seguito.

Il singolo RCT e due degli studi di coorte non rilevano alcun incremento del rischio derivante dall’uso dell’articaina al 4%, che viene pertanto reputata sicura.

I lavori rimanenti suggeriscono una maggiore cautela, legata però all’elevata concentrazione alla quale l’articaina è somministrata.

In ultima analisi, è doveroso ricordare che la complicanza in esame sia anche potenzialmente correlata ad aspetti legati alla tecnica di blocco alveolare inferiore e, pertanto, indipendenti dalla molecola utilizzata. L’articolo considerato fa riferimento, ad esempio, al fattore di rischio meccanico determinato dall’incurvamento della punta dell’ago a seguito del contatto con la corticale ossea. In questo senso può essere consigliabile vagliare delle alternative alla procedura convenzionale, che risulta tuttora la più impiegata nell’approccio ai settori posteriori dell’arcata inferiore, nonostante questa e altre criticità.

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