Un accertato o anche presunto stato di gravidanza costituisce un dato anamnestico fondamentale. In ambito odontoiatrico, tale condizione rappresenta in realtà una controindicazione relativa alle terapie elettive; il primo trimestre è considerato il periodo più delicato, l’inizio del secondo il più sicuro.

La scelta di eseguire un trattamento deriva quindi dalla valutazione del rapporto costi-benefici. Per quanto riguarda la somministrazione di farmaci è invece ben delineato il grado di sicurezza di ciascuna molecola. Sono a tal proposito disponibiliLinee Guida ministeriali, oltre che indicazioni da parte delle associazioni di categoria (ANDI). È comunque ugualmente consigliato rivolgersi al medico curante (specialista in ginecologia e ostetricia) ogni qualvolta lo si reputi necessario durante la pianificazione di un trattamento o qualora la paziente riferisca complicanze durante gravidanze pregresse.

E’ controindicata l’anestesia locale in gravidanza?

In linea di massima, non esiste di per sé controindicazione all’anestesia locale in gravidanza. Le cautele riguardano invece posologia e modalità di somministrazione – aspetto comune, con alcune differenze, a diverse categorie di pazienti odontoiatrici – e, in maniera specifica, con l’uso di taluni principi attivi.

Si assume la classificazione fornita dalla Food and Drug Administration statunitense, la quale divide i diversi farmaci in base all’evidenza scientifica del rischio potenziale per il prodotto del concepimento.

Anestetico locale in odontoiatria: classi di rischio

Questa consta di 5 classi: a partire da A (molecola sicura: studi controllati non dimostrano rischi) a D si osserva un rischio crescente. Vi si aggiunge poi la classe X, che raggruppa tutti i farmaci controindicati in gravidanza. Per completezza, va osservato come la FDA abbia aggiornato la propria classificazione, sostituendola con la Pregnancy and Lactation Labeling (Drugs) Final Rule, a partire dal 2015, ovvero l’anno successivo all’ultimo aggiornamento delle Linee Guida ministeriali.

La lidocaina, ad uso topico o locale, è raggruppata nella classe B, ed è pertanto valutata come sicura per l’uso odontoiatrico. Viene inoltre considerata affidabile anche per l’allattamento al seno.

Le molecole forse maggiormente diffuse come anestetici locali, vale a dire articainabupivacaina e mepivacaina sono invece tutte incluse nella classe C. Il loro utilizzo va dunque valutato ed è consigliato solo qualora il beneficio atteso per la paziente superi il potenziale rischio. L’American Academy of Pediatrics (AAP), inoltre, sconsiglia l’uso dell’articaina durante l’allattamento.

Per quanto riguarda invece l’impiego di vasocostrittore, anche l’epinefrina è stata classificata dalla FDA come rischio C. Secondo le Linee Guida ministeriali, prestando attenzione ad evitare l’iniezione intravasale, è possibile somministrare ad una gestante sana un totale di 5 tubofiale con una concentrazione di adrenalina pari a 1:100000 (o 10 con 1:200000). Un’aspetto che richiede accuratezza, come detto in precedenza, è la valutazione della potenziale tossicità da sovradosaggio assoluto (eccessivo numero di tubofiale) o relativo (iniezione rapida per via endovenosa o in tessuto iperemico).

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