L’odontoiatra degli ultimi anni è stata senza dubbio caratterizzata da quella che alcuni Autori hanno definito la “svolta digitale”. È naturale che le ultime generazioni di professionisti siano state direttamente educate in questo senso e abbiano esperienza diretta delle nuove sistematiche operative. Il titolo di questo articolo fa di certo riferimento a questo fenomeno, ma è altrettanto vero che non pochi clinici di più lunga esperienza abbiano manifestato un interesse verso tutti quei prodotti che abbiano a loro modo di vedere migliorato la loro operatività clinica e l’esperienza dei loro pazienti. In questo senso, possono essere citati alcuni prodotti che, significativamente, trovano impiego in momenti diversi ma indispensabili della clinica odontoiatrica.

In primo luogo, la diagnostica. L’identificazione di lesioni cariose occulte costituisce da sempre una sfida importante per l’odontoiatra, dato che può permettere la salvaguardia dell’elemento dentario da complicanze severe. Una metodica da sempre proposta come rinforzo dell’esame obiettivo è rappresentata dalla raccolta di immagini radiografiche intraorali: ad esempio, le bitewing, tipicamente indicate per la valutazione dei siti interprossimali. In questo senso, bisogna però osservare che, in virtù del principio di giustificazione, l’effettuazione di un esame radiografico anche a ridotta esposizione presuppone un ragionevole sospetto clinico. Per questa ragione e non solo, si considerino le nuove sistematiche non radiografiche di diagnosi delle lesioni demineralizzanti. Le metodiche più diffuse sono probabilmente la transilluminazione a fibra ottica (FOTI, commercialmente nota come DIAGNOcam, KaVo®) e la fluorescenza LED (DIAGNOdent, KaVo®). La prima si basa sulle variazioni di assorbimento e rifrazione della luce a livello dei tessuti demineralizzati rispetto a quelli sani, la seconda sulla risposta di fluorescenza. Esistono anche sistemi a fluorescenza LED. Tali prodotti, essendo accoppiati a visori intraorali, permettono anche l’osservazione diretta da parte del paziente, il che può avvantaggiarne la consapevolezza.

I nuovi strumenti per l’anestesia in odontoiatria

Uno dei fattori chiave per il successo di un trattamento odontoiatrico è il controllo del dolore, che deve essere assicurato dall’inizio alla fine dell’atto clinico. La conoscenza dell’anatomia neuronale delle arcate dentarie e delle zone adiacenti, le indicazioni d’uso delle principali molecole anestetiche e le modalità operative delle tecniche iniettive plessica e tronculare sono tra gli aspetti indispensabili nella preparazione di un giovane odontoiatra, pur essendo soggetti a una certa curva di apprendimento. Un altro aspetto da considerare è il rapporto che molti pazienti, in primo luogo i più piccoli, hanno con l’ago. Dati epidemiologici recenti riportano che, in ambito odontoiatrico, il 18% dei pazienti ha molta paura degli aghi e il 31% riferisce paura moderata. Le nuove sistematiche anestetiche, una delle quali è la metodica computer-guidata CCLAD (commercialmente noto come The Wand®) vuole rispondere a queste due esigenze, quella del clinico e quella del paziente.

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