Il nervo buccale, definito anche long buccal nerve nella Letteratura anglosassone, rappresenta uno dei due rami terminali del tronco interno della branca mandibolare del nervo trigemino (V3).

Tale struttura raccoglie e conduce la sensibilità della mucosa della zona posteriore della guancia; serve inoltre il versante vestibolare della gengiva della regione molare. Può in alcuni casi contribuire all’innervazione della cute della corrispondente regione extraorale.

L’origine è piuttosto alta a livello della fossa infratemporale e il decorso è in buona sostanza caudale e laterale. Dopo l’origine, il nervo presenta in realtà una traiettoria inizialmente orizzontale, decorrendo tra i due capi del muscolo pterigoideo laterale. In seguito si porta effettivamente verso il basso addossato alla faccia mediale del ramo mandibolare. Incrocia infine il trigono retromolare portandosi verso la guancia.

Nervo buccale e anestesia in odontoiatria

Il nervo buccale costituisce una struttura importante dal punto di vista anestesiologico: adottando la comune tecnica di blocco alveolare inferiore, infatti, non è possibile raggiungere la zona di gengiva servita dal nervo.

Per questa ragione la procedura è integrata con una somministrazione di anestetico distalmente alla regione molare inferiore. Al contrario la tecnica di Gow Gates interessa a monte il nervo mandibolare e, di conseguenza, le sue principali diramazioni, compresi gli stessi alveolare inferiore e buccale.

Sicher e Dubrul (1991) affermano che il nervo incrocia la parte superiore della fossa retromolare ed è in quest’area che il nervo può essere esposto alla soluzione anestetica. Malamed definisce la tecnica iniezione vestibolare lunga e assicura un tasso di successo praticamente assoluto.

Dal punto di vista chirurgico, in realtà, è oggi accertato il fatto che il nervo buccale non presenti particolari criticità. Può essere effettivamente interessato nel corso di interventi di estrazione di terzo molare incluso, in caso di incisione di rilascio condotta troppo profondamente. Per questo i manuali raccomandano di allestire il lembo a spessore totale solo in corrispondenza del trigono retromolare, per poi proseguire a mezzo spessore lungo la branca montante mandibolare. Secondo Hendy (1996), un’incisione oltre i 12 mm al di sotto la concavità maggiore della linea obliqua mette a rischio il nervo buccale. La non completa affidabilità di tale repere, soprattutto nei soggetti ededuntuli, fa sì che oggi il riferimento principale sia il margine anteriore del ramo della mandibola. Il nervo incrocia solitamente la metà superiore di tale linea.

Va comunque osservato il fatto che diversi Autori riportino come tollerabili (se non addirittura silenti) le sequele da eventuale interessamento traumatico a carico del nervo.

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