il presente articolo vuole essere un breve compendio delle metodiche “classiche” nella riduzione del discomfort durante la somministrazione di anestetico locale. Molte delle principali problematiche fronteggiate quotidianamente dall’odontoiatra sono infatti riscontrate anche nelle procedure di infiltrazione cutanea o, comunque, legate ad altri ambiti medici specialistici.

Verranno quindi elencate le strategie preventive di interesse comune, alcune delle quali già trattate diffusamente su queste pagine.

1) anestesia topica: prima di procedere alla tecnica iniettiva, può essere utile somministrare una soluzione topica al fine di desensibilizzare i nocicettori più superficiali della mucosa. In Italia sono probabilmente più diffuse le formulazioni spray, mentre in altri paesi (ad esempio negli Stati Uniti) si preferiscono dei gel. A proposito di spray, viene citata anche la crioanestesia con lo stesso prodotto comunemente utilizzato per i test di vitalità, la quale però non rappresenta una vera e propria procedura anestesiologica.


2) tamponamento: l’azione dell’anestetico locale, come del resto quella di tutti i farmaci, dipende fortemente dal pH. Bisogna osservare come l’odontoiatria si distingua da altre discipline chirurgiche, essendo la molecola disponibile nel formato della tubofiala da 1.8 mL. La soluzione contenuta si trova a un pH acido (4.5) allo scopo di prolungarne la conservazione. Una soluzione tamponata andrebbe a ridurre la sensazione pungente provata dal paziente, che va riferita appunto all’acidità della sostanza, e, in più, andrebbe ad accelerare la farmacocinetica della molecola, spostandone l’equilibrio verso la forma non ionizzata, più liposolubile.

Alcune case produttrici hanno proposto tamponi da aggiungere alla soluzione anestetica appena prima dell’uso. Autori osservano comunque come l’aggiunta del 8.4% di bicarbonato di sodio (pari a 1 mL ogni 9 mL di soluzione) sarebbe sufficiente a tamponare la soluzione evitando il rischio di precipitazione.
Per una trattazione più completa, si faccia comunque riferimento all’articolo *link

3) riscaldamento: i produttori indicano espressamente di conservare le tubofiale di anestetico locale al riparo dalla luce e a temperatura non superiore ai 25°. Vi sono alcune indicazioni secondo cui l’utilizzo di soluzioni riscaldate a un range compreso tra i 37 e i 42°C, prima dell’utilizzo, porterebbe a una riduzione del sintomo dolorifico durante l’iniezione.
Anche a questa tematica è stata dedicata una trattazione più ampia*link

4) tipologia di ago: in odontoiatria vengono comunemente impiegati aghi sottili (27 o 30 Gauge), il che rappresenta un aspetto positivo. L’utilizzo di un ago permette di coprire con una singola iniezione un’area maggiormente ampia al di sotto della superficie rispetto a un ago più corto.

5) velocità e volume: è preferibile esercitare controllo sulla pressione, iniettando lentamente (a una velocità ideale di 1 tubofiala/min) la soluzione anestetica, e somministrare il minimo volume necessario a raggiungere l’effetto desiderato.
6) tronculare: un aspetto forse sottovalutato in ambito odontoiatrico, che legittimamente possono trovare limitanti alcuni aspetti clinici del comune blocco alveolare inferiore, è il vantaggio che deriva dal poter raggiungere un’area anatomica precisa attraverso una singola somministrazione a livello di un tronco nervoso. In questo senso, va ricordato che esistono tecniche con tassi di successo più elevati, come ad esempio la metodica di Gow-Gates.


Riferimenti bibliografici

https://emj.bmj.com/content/22/3/188

Buffered 1% Lidocaine With Epinephrine Can Be as Effective as Nonbuffered 2% Lidocaine With Epinephrine for Maxillary Field Block. James A. Phero, Victor T. Warren, Anson G. Fisher, Eric M. Rivera, Pooja T. Saha, Glenn Reside, Ceib Phillips, Raymond P. White Jr. Journal of Oral and Maxillofacial Surgery 10.1016/j.joms.2017.03.032

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