Un intervento odontoiatrico di successo, soprattutto nel paziente pediatrico, non può prescindere dal raggiungimento di un adeguato regime di anestesia locale a livello pulpare. D’altra parte, la farmacocinetica prevede che, a fronte di un interessamento pulpare congruo rispetto alla procedura – quindi nell’ordine delle decine di minuti – l’effetto possa mantenersi anche per ore a livello dei tessuti molli limitrofi.

Questo può portare il soggetto, incuriosito dalla sensazione di intorpidimento, a masticare labbro, guancia o lingua, autoprocurandosi lesioni. Queste comportano normalmente gonfiore e, una volta ristabilita la sensibilità, dolore. Il più delle volte la guarigione è spontanea e completa. Uno dei pericoli è che, oltre che ad allarmare i genitori, il piccolo paziente registri la sgradevole esperienza, sviluppando un atteggiamento non collaborante nei confronti di interventi odontoiatrici futuri.

Nel caso di piccoli pazienti affetti da disabilità, il rischio di lesioni autoindotte e le relative conseguenze tende ad amplificarsi.

A questo proposito, un gruppo di italiani specialisti in odontoiatria pediatrica ha condotto uno studio volto a valutare e comparare la frequenza di lesioni autoindotte in bambini, in assenza o in presenza di forme di disabilità intellettiva.

L’indagine, prospettica, ha coinvolto un totale di 241 pazienti pediatrici, indirizzati a trattamenti odontoiatrici necessitanti di anestesia locale. Il campione è stato diviso in due gruppi principali: un gruppo A comprendente 159 soggetti privi di disabilità, che hanno ricevuto un totale di 299 procedure iniettive; un gruppo B, formato dagli 82 pazienti portatori di ritardo cognitivo (legato a sindrome di Down, sindrome alcolica fetale, sindrome di Noonan, problematiche gravidiche o perinatali), trattati con un totale di 165 iniezioni. I gruppi sono stati ulteriormente divisi sulla base di sesso ed età e del tipo di iniezione e di trattamento odontoiatrico. Va precisato che tanto i caregiver quanto i pazienti sono stati adeguatamente istruiti sulla prevenzione delle lesioni autoinflitte. Ai primi è stato però anche spiegato come riconoscerle: a questo proposito, gli sperimentatatori hanno effettuato un sondaggio telefonico a due giorni dal trattamento.

La frequenza degli episodi nel gruppo B è risultata del 19%, significativamente maggiore di quella registrata nel gruppo A (9%). L’approccio multilivello attesta però, come ulteriore fattore in grado di influenzare negativamente il rischio, indipendentemente dalla presenza di disabilità, il tipo di tecnica iniettiva.

Il blocco alveolare inferiore, infatti, è risultato maggiormente a rischio rispetto all’infiltrazione mascellare. A questo proposito, può essere supportato l’uso della somministrazione anestetica computer-controllata, che tra le sue caratteristiche ha proprio il vantaggio di contenere l’estensione dell’effetto ai tessuti limitrofi al dente target.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31898299/

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