L‘anestesia intraossea rappresenta una metodica iniettiva efficace ma condizionata da due elementi negativi sostanziali: la difficoltà dal punto di vista operativo e la tendenza al rapido smaltimento ematico. Per queste ragioni essa non viene di solito scelta come tecnica anestetica principale, ma viene per lo più impiegata come adiuvante nelle chirurgie open flap.

L’anestesia intrasettale può essere considerata una forma modificata della tecnica intraossea, diretta sui tratti terminali delle fibre nervose dei tessuti parodontali.

Il protocollo operativo prevede l’impiego di un ago corto, da introdurre perpendicolarmente (su un piano parallelo a quello occlusale) a 2-3 mm dall’apice della papilla interdentale. La punta penetra i tessuti molli a tutto spessore e per altri 1-2 mm all’interno dell’osso. La migliore diffusione avviene infatti attraverso l’osso midollare. Un quantitativo di 0.2-0.4 mL di soluzione anestetica viene rilasciato in un periodo di 20 secondi. Il segno clinico più evidente è l’ischemizzazione degli stessi tessuti molli di rivestimento.

La presenza di infiammazione acuta o infezione a livello del sito target costituisce la principale controindicazione (sostanzialmente per la diminuzione di efficacia).

La metodica permette l’anestesia del tessuto osseo coinvolto con i relativi tessuti molli e la corrispondente area radicolare. Oltre al controllo del dolore, garantisce un’emostasi ottimale e può pertanto risultare particolarmente indicata negli interventi parodontali coinvolgenti la papilla.

Vantaggi e svantaggi dell’anestesia intrassettale

I principali vantaggi della tecnica vanno rapportati al cosiddetto blocco nervoso alveolare inferiore, ovvero la comune anestesia tronculare a livello mandibolare. L’anestesia intrasettale assicura un onset molto rapido se non immediato (inferiore ai 30 secondi, al massimo un minuto) e quindi un riscontro in tempo reale del successo. Inoltre, non prevede l’interessamento del labbro e della lingua, minimizzando così i rischi di trauma autoinflitto. Come visto, il quantitativo di anestetico richiesto è molto contenuto e non solo per questo risulta ridotto il rischio di somministrazione intravascolare.

Le controindicazioni sono già state enunciate. Per quanto riguarda i possibili svantaggi, il più significativo è quello derivante da un’efficacia comunque ridotta nel tempo. La tecnica presenta a sua volta una certa dipendenza dall’operatore e può anche richiedere l’effettuazione di più di una singola iniezione in un sito delicato e di dimensioni ridotte. La resistenza dei tessuti può fare sì che parte del liquido venga proiettato verso il cavo orale, producendo un minimo discomfort per il paziente.

In conclusione, la tecnica può risultare consigliabile in determinate condizioni cliniche. Potrebbe essere proposta come tecnica adiuvante, ad esempio in combinazione con l’anestesia intraligamentosa.

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