Il dolore connesso con la procedura iniettiva di anestesia locale costituisce una componente importante dell’ansia dentale e, dunque, un potenziale fattore sfavorevole forte per quanto riguarda collaborazione e adesione terapeutica del paziente odontoiatrico. Alcuni autori indicano in questa procedura come quella a tutti gli effetti più dolorosa nel corso di un trattamento.

Ecco perché negli ultimi anni si è assistito a un forte interesse clinico e anche da parte degli stessi pazienti) nei confronti delle metodiche di anestesia painless.

Una opzione in questo senso è rappresentata dalla metodica a infusione jet injection. Una sistematica di questo tipo si compone di un pistone, collegato a un sistema a molla, in grado di condurre la soluzione anestetica, ad alta pressione, all’interno di un orifizio estremamente sottile.

Dal punto di vista pratico, l’handpiece presenta adattatori diversi per siti intraorali diversi (in realtà si presta anche per l’anestesia sottocutanea, anche autosomministrata); una volta appoggiato al sito target, l’operatore si limita a premere lo stantuffo. Sono disponibili adattatori per il prelievo del liquido dalla tubofiala. Il vantaggio principale è rappresentato dall’abbattimento del rischio di contaminazione derivante dal mancato smaltimento di materiale pungente.

Un gruppo di lavoro brasiliano (Oliveira e colleghi) si è proposto di indagare una di queste sistematiche – in termini di dolore, tempo di latenza e periodo di efficacia farmacologica – confrontandola con una procedura iniettiva tradizionale.

L’indagine ha coinvolto un totale di 41 soggetti che necessitavano restauri di I classe di media entità a livello di entrambi i primi molari superiori. È stato allestito un modello di studio split-mouth in doppio cieco. Gli outcome misurati sono sintomo dolorifico durante la procedura anestetica (misurato tramite VAS), latenza dell’anestesia pulpare e durata della stessa, entrambe misurate tramite elettrostimolazione del secondo molare vitale.

I risultati attestano l’assenza di differenze significative riguardo i dati di farmacodinamica (latenza pari a 2 minuti per entrambe le metodiche, durata maggiore per quanto riguarda la procedura iniettiva tradizionale) e ad anche la rilevazione del dato dolorifico.

Le conclusioni relative a questo studio inducono a orientarsi diversamente, data anche l’ampiezza del panorama dell’anestesia odontoiatrica indolore. Gli stessi autori fanno riferimento, ad esempio, a un precedente studio che aveva confrontato il sintomo dolorifico medio correlato a una sistematica di iniezione jet senza ago con quello della tecnica di anestesia a rilascio controllato computer-guidato (computer-controlled local anesthetic delivery CCLAD). Quest’ultimo, che pure non può essere considerato una metodica a tutti gli effetti needleless, ha mostrato un riscontro dolorifico medio significativamente inferiore.

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