L’articaina ricalca il meccanismo d’azione degli altri anestestici locali amidici ma se ne distacca in virtù di talune caratteristiche che assicurano alla molecola una peculiarità all’interno della propria classe farmacologica. La presenza di un anello tiofenico (C4H4S), dotato di una porzione lipofila, incrementa infatti liposolubilità e potenza del farmaco. Esso infatti ne guadagna in termini di concentrazione intraneurale, diffusione longitudinale e, in generale, di capacità di blocco della conduzione.

L’articaina è disponibile a una concentrazione pari al 4%, superiore a quella a cui vengono commercializzate le altre molecole della classe: ciò non dovrebbe comportare un aumentato rischio di tossicità. Autori come Yapp (2011) obiettassero come la scelta di tale concentrazione non comportasse un vantaggio rispetto, ad esempio, a un 2%.

In questo senso, pare comunque interessante considerare l’applicabilità a una specifica classe di pazienti, come ad esempio può essere quella pediatrica.

Articaina Vs Lidocaina: uno studio

Uno studio recentemente pubblicato su Clinical Oral Investigations ha valutato l’efficacia dell’articaina al 2%, confrontandola con la molecola di riferimento lidocaina (tuttora l’anestetico locale maggiormente diffuso a livello internazionale).

L’indagine ha coinvolto un totale di 180 pazienti di età media pari a 9.4 ± 1.9 anni: la gran parte di questi (137) ha subito un intervento estrattivo, i rimanenti 43 una terapia pulpare. In tutti i casi la tecnica adottata è consistita in una procedura di blocco alveolare inferiore.

È stata operata una metodica di randomizzazione secondo cui i pazienti sono stati allocati a due gruppi numericamente equivalenti. È stato adottato un regime di triplo cieco: in altre parole, anche l’operatore ha condotto l’intervento senza conoscere la molecola somministrata.

La sensazione di intorpidimento all’emilabbro omolaterale è stata indicata come segno dell’onset dell’anestesia e anche come via libera alla messa in atto della procedura clinica in piano. Nel corso del trattamento stesso, l’efficacia è stata valutata in tre passaggi per la procedura endodontica (apertura, pulpectomia, otturazione canalare) e in 2 fasi chirurgiche attraverso la scala soggettiva FPS-R (Faces Pain Scale – Revised): per quanto riguarda questa, è stato considerato negativo solo il dato della totale assenza di sintomolo dolorifico, dunque un punteggio pari a 0.

Il tasso di successo anestetico è risultato, nelle 3 fasi, pari a 64.4%, 42.2% e 81.8%, rispettivamente, inferiore anche se non in maniera significativa rispetto alla lidocaina (66.7%, 48.9% e 85.7%). La soluzione “dimezzata”, in altre parole, ha dimostrato un’efficacia pari allo standard.

Romina Brignardello-Petersen ha giudicato l’articolo a basso rischio di bias e dotato di un campione adeguato a supportare i risultati.

In conclusione, l’utilizzo dell’articaina al 2% (anziché 4%) nel paziente pediatrico viene supportato dal punto di vista clinico e si presta a essere sperimentato a livello di substrati diversi.

Riferimenti bibliografici a proposito dell’articaina

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21475282

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