Il poter orientare la propria operatività sulle evidenze cliniche è una condizione sine qua non in ambito medico e odontoiatrico. Anche se da un punto di vista strettamente scientifico ci si sposta verso la base della piramide dell’evidenza – ma non fuori di essa – il confrontarsi con la pratica di altri clinici è una metodica di aggiornamento semplice e proficua. Ecco perché alcune importanti riviste di categoria dedicano dello spazio per i contatti diretti con i professionisti: ad esempio, il Journal of Prosthetic Dentistry (JCP) tiene una rubrica dal titolo “tips from our readers”.
Uno degli ultimi numeri riportava un interessante intervento a cura di un odontoiatra della School of Medicine di Daegu, Corea del Sud, dedicato alla gestione del dolore in alcuni delle fasi protesi che di una riabilitazione implantare. Nella fattispecie, la rimozione della vite guarigione attiva nell’immediato un processo di collasso dei tessuti molli: Nissan osserva come quasi un terzo (il 31% esattamente) di questa contrazione si estrinsechi nel giro di un minuto dall’asportazione della vite, indipendentemente dal biotipo gengivale. Il posizionamento di tutta la componentistica impiantare utilizzata successivamente può essere pertanto fastidioso per il paziente proprio per il contatto con questa mucosa esposta, soprattutto nel caso in cui la connessione impianto-abutment sia posta apicalmente al margine gengivale libero. Onde prevenire questo discomfort, ormai diversi anni fa Berteretche e Hüe avevano proposto sempre su JCP una tecnica che prevede la somministrazione topica di gel anestetico – preferito qui alla metodica iniettiva convenzionale – all’interno del solco dopo aver rimosso la vite. Così facendo si corre, tuttavia, il rischio di estrusione di parte del gel, il quale andrebbe a depositarsi all’interno del canale implantare. Lee fornisce pertanto un aggiornamento della tecnica volto principalmente a prevenire tale inconveniente.
Si considerino dunque in breve le fasi operative da seguire nel momento in cui si debba avvitare il transfer da impronta. In primo luogo si ricavano dei cerchi da 6 mm di diametro da un normale foglio di diga, da forare poi al centro con un file endodontico. Si posiziona quindi uno di questi cerchi sul transfer. Una volta asportata la vite di guarigione, si assicura il transfer, con il foglio protettivo a livello della connessione. A questo punto, si asciuga la mucosa con aria e si applica il gel di anestetico topico. Il farmaco richiede almeno un minuto di contatto per agire, dopodiché lo si rimuove e si irriga il campo. La diga può a questo punto anche essere rimossa e, in ogni caso, si può proseguire con la seduta.
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