Il blocco nervoso alveolare inferiore rappresenta la metodica anestesiologica di riferimento nel controllo del dolore intraoperatorio a livello della regione mandibolare posteriore. Si tratta però di una procedura iniettiva dolorosa se confrontata con le tecniche di infiltrazione locale e di iniezioni intraligamentosa. Tanto la fase iniziale di inserimento dell’ago quanto la successiva penetrazione provocano dolore per il paziente. Le variazioni pressorie durante il rilascio costituiscono una fonte rilevante di discomfort per il paziente, su una base che è sostanzialmente iatrogena.

Concettualmente, iniettare “piano” la soluzione anestetica rappresenta una misura di sicurezza – al pari della somministrazione della minima dose efficace – in grado di incrementare il comfort. Con l’impiego di una siringa carpule convenzionale, però, permane il problema dettato dalla dipendenza dall’operatore.

Il sistema della computer-controlled local anesthetic delivery (CCLAD) è stata proprio sviluppata con il razionale di sfruttare i vantaggi del controllo pressorio, esentando il clinico da tale compito puntuale, ma lasciandogli comunque la supervisione sulla procedura complessiva. Un sistema a pompa gestisce le velocità e il computer annulla le differenze per quanto riguarda la resistenza al flusso.

Recentemente, il gruppo di lavoro di Gajendragadkar si è proposto di confrontare la tecnica convenzionale di blocco alveolare inferiore e la CCLAD per quanto concerne la percezione dolorifica intraprocedurale.

Lo studio ha coinvolto un totale di 50 pazienti tra i 18 e i 75 anni, screenati in quanto indirizzati a trattamenti che richiedessero blocco alveolare inferiore bilaterale. L’indagine sperimentale è stata condotta secondo un modello split-mouth, pertanto ciascun paziente ha ricevuto il blocco alveolare inferiore convenzionale e, a distanza di una settimana, la somministrazione via CCLAD sul versante controlaterale, o viceversa. Al fine di minimizzare l’effetto carry-across, infatti, in 25 pazienti (randomicamente allocati secondo SNOSE technique), si è iniziato con una metodica, nella rimanente metà del campione con l’altra. Al fine di ridurre anche i fattori confondenti, poi, è sempre stato somministrato lo stesso principio attivo a uguale dosaggio (1.8 ml, pari a una tubofiala), tramite un ago da 1.5 pollici e 30 gauge, pur con manipoli naturalmente diversi. In più, in entrambi i casi è stata usata la tecnica di rotazione bidirezionale durante l’inserimento dell’ago. Dopo la procedura iniettiva, a ciascun paziente è stato richiesto di autovalutare la stimolazione dolorifica tramite scala visuo-analogica (VAS).

I risultati evidenziano una differenza, nello score VAS, significativamente inferiore nella rilevazione relativa al gruppo trattato con CCLAD. Questa metodica si conferma pertanto eccellente nel controllo dello stimolo dolorifico iniettivo.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31850770

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