Una sensazione urente e pungente costituisce un dato sintomatologico di comune riscontro durante l’effettuazione dell’anestesia locale odontoiatrica. Una delle spiegazioni a questo fenomeno è rappresentata dalla natura acida del contenuto della tubofiala disponibile commercialmente. Il pH viene posto indicativamente a 4.5, quindi 1000 volte più acido di quello fisiologico al fine di prolungarne la conservazione. C’è poi un aspetto biochimico da illustrare. Per ottenere l’effetto a livello pulpare, debbono avvenire due fenomeni:

(a) la deposizione in prossimità della fibra nervosa, il che si ottiene eseguendo correttamente le diverse procedure iniettive

(b) la molecola deve attraversare la membrana della cellula nervosa in modo da bloccare i canali sodio a livello assonale. All’interno della tubofiala, la molecola si trova in due forme, una deionizzata (RN) liposolubile e una ionizzata (cationica, RNH+) idrosolubile. Solo la prima delle due è in grado di attraversare la membrana, dopodiché l’anestetico, questa volta in forma RNH+, si trova in grado di interagire con i canali ionici. L’equilibrio tra le due (che dipende dall’equazione di Henderson‐Hasselbalch) nell’ambiente acido della tubofiala è però fortemente sbilanciato verso la forma ionizzata. Bisogna pertanto attendere che agiscano i sistemi tampone dell’organismo perché abbia inizio l’interazione con la fibra nervosa. Il processo è reso ancora più difficoltoso in presenza di un letto infiammatorio, ovvero di un ambiente ulteriormente acidificato.

In linea teorica, quindi, tamponando la soluzione anestetica prima dell’uso si andrebbe a ridurre il fastidio legato all’iniezione e ad accelerare l’azione farmacologica. In ambito odontoiatrico, dove appunto l’anestetico locale si trova commercializzato in soluzione all’interno di tubofiale sigillate, alcuni produttori hanno proposto dei sistemi tampone da impiegare immediatamente prima della somministrazione. Allo stesso modo, sono riportate esperienze cliniche positive a riguardo. Di fronte alla necessità di considerare in maniera più sistematica l’argomento, Aulestia‐Viera e colleghi hanno pubblicato recentemente una revisione sistematica della Letteratura.

La maggior parte degli studi considera ancora come standard sperimentale la lidocaina. Pur riconoscendo alcuni dati promettenti, l’Autore definisce i risultati dei lavori considerati per la metanalisi come insufficienti per essere ritenuti clinicamente rilevanti. Anche le indicazioni riguardanti gli altri principi attivi paiono contrastanti. In entrambi i casi, è stasa osservata una certa disomogeneità nella struttura dei lavori, soprattutto per quanto concerne la misurazione del dato del dolore. Allo stesso modo, l’efficacia dell’anestesia dipende in una certa misura dalla sede e dalla tecnica adottata.

Ad oggi, dunque, gli Autori ritengono non raccomandabile clinicamente l’impiego di sistemi tampone sulle soluzioni anestetiche a uso odontoiatrico. Per il futuro sono necessari lavori più strutturati e che si concentrino possibilmente sulle molecole oggi più impiegate.

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