Il nervo nasopalatino di Scarpa è un ramo collaterale del nervo pterigopalatino, a sua volta ramo interno di divisione della branca mascellare del nervo trigemino (V paio di nervi cranici). Decorre lungo il pavimento della cavità nasale, adeso al periostio del setto, portandosi dalla parte posteriore di questo in avanti. Penetra poi nel canale nasopalatino di Scarpa, per poi accedere alla cavità orale attraverso il foro incisivo (o palatino anteriore). Qui si osserva una confluenza tra i due nervi nasopalatini, che a loro volta possono anastomizzarsi con il ramo palatino maggiore.

Il nervo nasopalatino serve il terzo anteriore del palato duro con la relativa mucosa. Può coinvolgere gengiva e strutture di supporto della regione intercanina.

Il blocco nervoso di tale struttura, indicato negli interventi interessanti mucosa e periostio e anche nei trattamenti parodontali presso la stessa zona. La polpa dentale non viene coinvolta e l’anestesia non è consigliabile qualora il trattamento sia incentrato su uno-due elementi.

Effetti del blocco del nervo nasopalatino di Scarpa

La metodica è vantaggiosa, perché permette l’anestesia di una porzione ampia del palato con una quantità minima di anestetico locale. Nel contempo può risultare problematica, in quanto la procedura iniettiva risulta spesso particolarmente dolorosa in tale zona.

Il repere anatomico principale è rappresentato dalla papilla interincisiva, sotto la cui prosecuzione palatale giace il forame stesso.

Malamed consiglia l’impiego di un ago 27 o 25 gauge, preferibilmente corto per una maggiore stabilità e, al fine di approcciare l’area nella maniera meno indaginosa possibile, suggerisce di considerare due differenti metodiche operative.

La prima è la tecnica a singola iniezione, va effettuata con il paziente disteso a bocca bene aperta e collo iperesteso. Con un tampone di cotone, idealmente impregnato di soluzione anestetica topica, viene premuta l’area immediatamente laterale alla papilla, in modo da ischemizzare il tessuto. Dall’altra parte viene fatto penetrare l’ago: durante l’approfondimento, vengono rilasciate minime quantità di soluzione. Appena contattato l’osso (a una profondità di 5 mm), l’ago viene ritratto di circa un millimetro e, dopo aspirazione (il tasso di positività è pressoché nullo) viene somministrato altro anestetico. Con un quarto di tubofiala, mediamente, il tessuto appare irrigidito oltre che ulteriormente ischemizzato.

Un’ulteriore tecnica, più articolata, arricchisce i reperi anatomici e prevede dunque una serie di somministrazioni, atte a minimizzare il dolore. La prima iniezione viene condotta a livello del frenulo labiale centrale, dunque sul versante buccale. Allo stesso modo, la seconda somministrazione interessa l’aspetto vestibolare della stessa papilla interincisale. Una terza iniezione, analoga a quella della tecnica singola, viene condotta nel caso le prime due risultino insufficienti.

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