La metodica di blocco alveolare inferiore è la procedura anesiologica più comunemente impiegata negli interventi prolungati a livello dell’arcata inferiore: si pensi ad esempio alle terapie canalari in tale sede, procedure che richiedono grande collaborazione da parte del paziente e, per questo, non possono essere condotte se non in un efficace regime di anestesia. In questo senso, oltre alla corretta messa in atto della manova, di per sè condizionata da importanti tassi di insuccesso, è importante valutare quali possano essere le opzioni operative più utili nel caso in cui si renda necessaria l’esecuzione di procedure supplementari.

A questo proposito, il gruppo di lavoro di Tupyota ha condotto una revisione sistematica della letteratura, pubblicata nel 2018 sull’Australian Endodontic Journal, il cui proposito consiste nella valutazione degli interventi di riduzione del dolore da attuare in corso di terapia canalare a livello dei molari inferiori. Lo studio prende peraltro in considerazione una delle principali condizioni sfavorevoli dal punto di vista anestesiologico, ovvero la pulpite irreversibile, che secondo gli autori è in grado di portare il sopracitato tasso di insuccesso dal 15% fino al 44–81%.

La revisione ha incluso esclusivamente trial clinici randomizzati con campioni di soggetti adulti sani affetti da pulpite irreversibile (evidenza clinica e riscontro soggettivo tramite visual scale; negatività radiografica per altre condizioni). Sono state considerate diverse misure attuabili: modificazione della tecnica iniettiva, anestesia supplementare, alterazione delle caratteristiche della molecola somministrata, premedicazione farmacologica con altre molecole.

In totale, sono stati screenati 113 record dalle banche dati PubMed, Cochrane Central Register of Controlled Trials (CENTRAL), Scopus, MEDLINE. Di questi, sono stati considerati 22 full text, di cui 17 inclusi nell’analisi qualitativa (nel complesso l’evidenza è stata reputata di buona qualità), a loro volta (tutti meno uno) portati all’analisi quantitativa (meta-analisi). I dati finali sono relativi a un campione di poco più di 1500 pazienti. L’indicatore dell’efficacia è stato per lo più clinico (intorpidimento del labbro, eventualmente associato a test del freddo), mentre 2 studi hanno eseguito test di stimolazione elettrica. Per quanto riguarda la valutazione soggettiva, la metodica più usata risulta essere la visual analogue scale (VAS), con pochi studi che hanno utilizzato scale verbali.

I risultati attestano l’assenza di differenze statisticamente significative in termini di anestesia pulpare nel caso in cui le tecniche supplementari consistano in iniezione vestibolare e/o linguale.

Significamente positivi sono invece i risultati relativi agli interventi quantitativi (aumento del volume) sulla soluzione anestetica. Lo stesso dicasi per la premedicazione con farmaci antinfiammatori non steroidei, argomento a sua volta oggetto in un articolo monografico. Trattandosi di interventi farmacologici, il clinico dovrà attenersi alle indicazioni assolute di tossicità e a quelle relative allo stato di salute del paziente.

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