La levigatura radicolare (scaling e root planing), ovvero il trattamento non chirurgico, rappresenta la prima linea terapeutica della malattia parodontale. Si tratta di una procedura non necessariamente dolorosa ma comunque fastidiosa, perché non rapida e relativamente invasiva.

Valutare delle metodiche alternative alla metodica iniettiva è in primo luogo utile nella prevenzione dell’ansia dentale e, più in generale, del discomfort legato alla procedura. In più, potrebbe risultare particolarmente utile in quelle realtà locali, negli Stati Uniti come in Europa, l’igienista dentale, professionista specializzato della terapia causale della malattia parodontale, non è autorizzato legalmente a effettuare l’anestesia locale. Del quadro legislativo si è precedentemente occupato un altro testo apparso su queste stesse pagine.

Per queste ragioni, la presente trattazione vuole valutare le caratteristiche di un prodotto anestetico topico specificamente indirizzato all’utilizzo durante le procedure di scaling e root planing. Si ricordi, a tal proposito che l’anestesia topica differisce da quella locale in quanto limitata, per definizione, alle porzioni più superficiali della mucosa orale. Viene, per questo, comunemente impiegata anche nel controllo del dolore durante l’iniezione anestetica stessa.

Il prodotto in questione, valutato dallo studio di Moraes e colleghi recentemente pubblicato su Journal of Applied Oral Science, è un gel contenente lidocaina e prilocaina in formulazione liposomiale combinata. Questo è stato confrontato con un altro gel anestetico presente sul mercato e con un gel non contenente molecole anestetiche, facente da controllo.

Lo studio ha coinvolto un totale di 40 pazienti affetti parodontite cronica moderata o grave, indirizzati a terapia parodontale in almeno 3 sestanti. Il modello utilizzato è di tipo randomizzato, double-blind, cross-over: ogni paziente è stato randomicamente assegnato a uno tra i tre gruppi, che differivano solamente per l’alternanza del gel impiegato nelle 3 sedute, distanziate di una settimana l’una dall’altra. Ciascuno ha, pertanto, avuto modo di sperimentare sia i due gel anestetici che il placebo. Ogni partecipante ha fornito un feedback dell’esperienza dolorifica relativa a ciascuna seduta.

I risultati non hanno rilevato differenze significative tra i gruppi di intervento in relazione ai dati di frequenza e intensità dello stimolo dolorifico durante le manovre di scaling e root planing. Gli autori pertanto hanno concluso di aver rilevato indicazioni limitate relativamente a tale impiego clinico.

Altre variabili condizionano lo stimolo dolorifico parodontale, come ad esempio la profondità di sondaggio, manovra per la quale, recentemente, è stata invece dimostrata la superiorità dell’anestesia topica rispetto al placebo.

Viene anche sottolineato l’impatto dell’ansia dentale: in una procedura comunque spesso dolorosa, il clinico dovrà fare tutto il possibile per facilitare l’accettazione dell’anestesia locale iniettiva, magari ricorrendo a metodiche alternative.

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