Il dolore dentale è tra i più temuti e assicurarne il pieno controllo durante le comuni procedure odontoiatriche è un’esigenza indispensabile ai fini del successo delle stesse.

D’altra parte, non è infrequente che il paziente si mostri non collaborante già in fase di esecuzione proprio dell’anestesia locale tramite tecnica infiltrativa. L’ansia dentale rappresenta un ben documentato disturbo, caratterizzato da paura eccessiva e persistente rispetto a stimoli: tra essi, l’anestesia iniettiva tradizionale costituisce uno dei trigger più rilevanti.

Anche a questo proposito, le sistematiche di anestesia locale computerizzata (Computer-Controlled Local Anesthetic Delivery, CCLAD) e, in particolare, la metodica della Single Tooth Anesthesia (STA) rappresentano una valida alternativa, in quanto si pongono come opzioni più “friendly” agli occhi del paziente.

Diversi studi hanno comunque valutato la CCLAD anche per sicurezza ed efficacia, riportando nella maggior parte dei casi indicazioni positive, anche nel confronto con una procedura iniettiva convenzionale.

L’indagine ha coinvolto un totale di 80 pazienti adulti sani, tutti indirizzati a restauro conservativo di I o II classe su premolari o molari superiori e suddivisi randomicamente in due gruppi numericamente equi.
I pazienti di un gruppo sono stati trattati previa anestesia con STA, gli altri, sottoposti a tecnica infiltrativa, hanno fatto da controlli.

A tutti i partecipanti è stato chiesto di riferire il dolore percepito prima, durante e dopo l’iniezione e durante la procedura di restauro, utilizzando la Wong-Baker FACES pain rating scale: queste consiste nella scelta di una fra sei espressioni facciali rappresentative di gradi crescenti di dolore, da nullo (0) al massimo immaginabile (10). Sono state inoltre monitorati parametri vitali: pressione e frequenza cardiaca.

Le informazioni relative ai dati sopracitati, oltre al grado di soddisfazione del paziente, sono stati analizzati tramite test t di Student.

Non risultano differenze significative relative a pressione e dolore durante la procedura anestetica. La frequenza cardiaca media del gruppo STA è risultata significativamente superiore già dalla fase preoperatoria.

Gli autori hanno motivato la scelta di non impostare lo studio con un modello split-mouth, il quale, tuttavia, sarebbe risultato probabilmente più adatto a confrontare dati come l’andamento pressorio e la frequenza cardiaca.

Per quanto riguarda invece le valutazioni soggettive, i risultati rilevano un dato di dolore intraoperatorio, valutato attraverso la scala FACES, significativamente inferiore nei pazienti sottoposti a STA.

In conclusione, il livello di soddisfazione del paziente, seppur presentato come outcome secondario dello studio, risulta di particolare interesse. L’analisi delle risposte post-procedurali ha, infatti, evidenziato l’esperienza di trattamento significativamente migliore percepita dai pazienti STA. Questi, pertanto, hanno indicato la preferenza della procedura CCLAD nel caso di un futuro trattamento.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31624746

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