La tecnica AMSA è una valida alternativa in caso di trattamento endodontico? Vediamo di cosa si tratta, se e come utilizzarla. 

L’infiltrazione sovraperiostale costituisce l’approccio anestesiologico tradizionale a livello dell’arcata superiore. La procedura prevede che l’ago venga indirizzato in prossimità dell’ipotetica sede dell’apice radicolare, approccio questo che può portare a insuccessi a fronte di curvature importanti, come se ne possono osservare nella regione premolare e molare.

Un altro possibile limite si registra a fronte di trattamenti che routinariamente tendono a protrarsi nel tempo. In questo senso, un esempio è rappresentato dalla scelta di eseguire un trattamento endodontico in una singola seduta. Se possibile, tale opzione sarà vantaggiosa rispetto alla dilazione su più sedute consecutive ma, verosimilmente, comporterà un allungamento dei tempi terapeutici e anche anestesiologici.

In più, alcuni autori suggeriscono la necessità di una somministrazione palatina, al fine di assicurare il completo comfort a diga montata.

Al fine di ridurre il numero complessivo di iniezioni e le relative sequele, la tecnica AMSA (anterior middle superior alveolar nerve block) può essere un’alternativa.

AMSA: efficacia in endodonzia

Recentemente, un lavoro condotto dal gruppo di Patil e pubblicato su Clinical Oral Investigations si è proposto di valutare l’efficacia dell’anestesia mediante tecnica AMSA nel contesto di un trattamento endodontico in singola visita.

Lo studio ha incluso un totale di 60 pazienti, di entrambi i sessi e di età compresa tra i 16 e i 60 anni, ciascuno con un elemento dentale (20 incisivi, 4 canini e 36 premolari) che necessitava trattamento endodontico preventivato in singola seduta.

L’allestimento ha previsto la messa in atto, previa anestesia topica del sito di iniezione, della tecnica AMSA mediante siringa convenzionale con ago da 26 gauge. L’operatore ha somministrato una quantità di anestetico pari a 1.5 mL di soluzione a base di lidocaina al 2% associata a vasocostrittore (epinefrina) 1:80000. Il target dell’iniezione è stato individuato nel palato duro secondo la procedura descritta da Malamed.

Preventivamente all’anestesia era stata testata elettricamente la vitalità pulpare. In tale fase, 17 pazienti non riferivano dolore, 40 riferivano dolore lieve e i rimanenti 3 dolore moderato.

Il grado di profondità dell’anestesia è stato valutato tramite scala visuo-analogica (VAS) a 15, 30, 60 e 90 minuti.

In 5 casi, pari all’8.33% del campione, esattamente a livello di un incisivo e 4 premolari, è stata necessaria l’esecuzione, dopo 15 minuti, di una somministrazione supplementare. Il tasso di efficacia rilevato è, pertanto, pari al 91.67%.

La profondità è risultata poi adeguata lungo tutto il periodo indagato.

In conclusione, gli autori hanno indicato la tecnica AMSA come una valida alternativa nei casi di trattamento endodontico completato in singola seduta.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31350627/

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