L’implantologia è la disciplina odontoiatrica che forse, più di tutte, ha risentito della digitalizzazione delle procedure. Il clinico ha oggi a dispozione tecnologie valide alla semplificazione e alla riduzione dei tempi e, allo stesso tempo, al mantenimento e, possibilmente, all’innalzamento degli standard qualitativi di precisione, fabbricazione laboratoriale e riproducibilità. Anche i paziente, legittimamente, richiedono di essere trattati secondo i protocolli più tecnologicamente avanzati. In questo senso, l’anestesia, che rappresentata accertatamente un passaggio chiave ai fini del successo di un intervento chirurgico, non fa eccezione.

Un gruppo di studio italo-britannico (Grassi e colleghi) ha considerato il potenziale in implantologia di una delle principali sistematiche computerizzate di somministrazione dell’anestesia locale odontoiatrica, ovvero la metodica Single Tooth Anesthesia (STA).

Gli autori riferiscono interesse per la procedura per ordini di ragioni evidenziate da diversi studi precedenti: in primo luogo, il ridotto impatto traumatico dell’anestesia, il che favorisce la compliance da parte del paziente. In più, alcuni lavori attestano un’efficacia anestetica paragonabile a quella delle metodiche convenzionali – vista anche la rapidità di onset – con la somministrazione di quantitativi inferiori di soluzione farmacologica. Lo studio è stato pertanto allestito al fine di confermare tali indicazioni nell’ambito specialistico della chirurgia implantare.

L’indagine segue il modello del trial di coorte prospettico è ha incluso pazienti per cui era stata pianificata una riabilitazione implantare e che riportassero già una precedente esperienza di questo tipo nei precedenti 3 anni, senza però avere mai sperimentato prima la metodica anestetica STA. In totale, gli sperimentatori hanno reclutato 45 pazienti, di cui 22 maschi e 23 femmine, di età compresa fra 32 e 70 anni (55 di media). Interessante come il 60% dei casi sia stato trattato con tecnica postestrattiva, mentre il restante 40% degli impianti è stato inserito ad avvenuta guarigione. Quasi tutti gli interventi hanno coinvolto un sestante, tranne 3 che hanno interessato due sestanti adiacenti di una stessa arcata.

A tutti i pazienti ha risposto a un primo questionario riguardante l’esperienza dolorifica correlata al precedente intervento e le aspettative per il successivo, successivamente al quale è stato somministrato un secondo questionario dedicato.

Il livello medio di dolore con la metodica STA (1.6, SD 0.7) presenta una riduzione altamente significativa rispetto alla tecnica classica (7.9, SD 1.2). Il confort percepito durante la procedura STA si è attestato mediamente a 9.5 in una scala da 1 a 10, senza mai scendere sotto i 7.

Anche la quantità di anestetico necessario segnala un marcato decremento, con riduzione del sintomo di intorpidimento ai tessuti adiacenti e recupero postoperatorio più rapido.

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