L’ansia dentale viene definita come una paura eccessiva e persistente rispetto agli stimoli e ai trattamenti odontoiatrici: avvicinandosi al riunito (dental chair), il bambino può andare incontro all’incremento di segni obiettivi rilevabili, quali pressione sanguigna e frequenza cardiaca.

Si tratta di una problematica diffusa indicativamente nel 6-20% della popolazione pediatrica, spesso legata a percezioni e aspettative erronee da parte del piccolo paziente.

Per affrontare il quadro ansioso, il soggetto può attingere a risorse interne ma, in questo senso, è assolutamente consigliabile che anche l’odontoiatra metta in atto delle misure intercettive. Tra queste, una delle più documentate consiste nelle manovre di distrazione, con particolare riferimento a quelle basate sull’utilizzo del mezzo audiovisivo.

Set televisivi, videogiochi, visori 3D, pur essendo mezzi di recente introduzione nella pratica clinica, sono stati già documentati con successo in ambito odontoiatrico e nell’esecuzione di diverse altre manovre, dalla risonanza magnetica alle iniezioni intramuscolari. Autori sottolineano come, peraltro, la metodica non interferisca con la comunicazione tra odontoiatra e paziente.

In realtà, non tutti gli studi concordano nel rilevare effettivi benefici in termini comportamentali o di riduzione del sintomo dolorifico.

Al fine di fornire visione comprensiva sulla tematica, il gruppo di Zhang ha recentemente pubblicato (Oral Diseases, marzo 2018) una revisione sistematica della letteratura.

L’indagine ha coinvolto le banche dati PubMed, EMBASE e Cochrane Central Register of Controlled Trials, con ultimo aggiornamento a fine ottobre 2017. Partendo da un pool di 36 studi (una volta rimossi un totale di 70 doppioni ottenuti dalla prima ricerca), 9 full-text sono stati portati alla valutazione qualitativa, che ha considerato i segni fisiologici di ansia, tra i quali la già citata frequenza cardiaca e la saturazione dell’ossigeno. Questi, presenti in 6 dei 9 studi, costituiscono una misura diretta del grado di attivazione (arousal) psicologico nel paziente affetto da ansia dentale e, in questo studio, sono stati oggetto della valutazione quantitativa (meta-analisi). Dei due, è stato rilevato un valore medio inferiore, in maniera statisticamente significativa, della frequenza cardiaca, in un campione totale di 352 pazienti trattati con l’ausilio del supporto audiovisivo. Al contrario, non sono è stata rilevata significatività statistica per quanto riguarda il dato della saturazione dell’ossigeno.

La maggior parte degli studi fa ricorso a self-report e behavior rating scales, definendo le distrazioni audiovisive come efficace nella riduzione dell’ansie e nella promozione della collaborazione da parte del paziente.

Gli autori concludono quindi con il consigliare il ricorso a tale approccio nel paziente pediatrico affetto da ansia odontoiatrica.

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