L’ottenimento di un regime di anestesia locale adeguato alla messa in atto delle principali procedure odontoiatriche comuni, se non in maniera del tutto priva di qualsivoglia stimolo dolorifico, quantomeno tramite la minimizzazione di tali trigger ansiosi, è un obiettivo da perseguire per poter ottenere fiducia e collaborazione da parte del paziente, soprattutto quello pediatrico.

La crioterapia è un’opzione che vanta una lunga storia di applicazione nella scienza medica e anche nell’ambito dei rimedi di uso popolare. In altre parole, l’applicazione tissutale del freddo è comunemente la prima misura adottata a seguito di un infortunio (distorsioni, fratture) e nella gestione del dolore muscoloscheletrico in generale. In questo senso, sono disponibili diversi studi in letteratura a proposito dei benefici della terapia di raffreddamento nella riduzione di dolore ed edema a livello di ferite. Meno articolati sono invece i riferimenti specifici alle applicazioni in ambito odontoiatrico.

Nel 1989, Harbert stabilì la riduzione della percezione dolorifica in pazienti sottoposti, prima della procedura iniettiva, a raffreddamento tissutale a livello palatale. Assai più recentemente, Bose ha però osservato come sia in parte mancata la standardizzazione clinica di tali evidenze di efficacia, soprattutto in ambito di odontoiatria pediatrica.

Il gruppo di lavoro di Bose, pertanto, si è proposto di indagare il possibile effetto dell’applicazione del freddo sul dolore percepito da bambini sottoposti ad anestesia iniettiva odontoiatrica.

Lo studio ha coinvolto un campione di 100 piccoli pazienti di età compresa tra 6 e 14 anni, i quali sono stati divisi tra due diversi gruppi studio. I pazienti del gruppo 1 sono stati trattati per infiltrazione, quelli del gruppo 2 tramite anestesie a blocco.

Lo studio ha seguito un modello split-mouth: ogni singolo paziente è stato sottoposto ad anestesia tramite crioterapia (caso) da un e non sul lato opposto, che ha perciò fatto da controllo. La procedura iniettiva in sé è stata chiaramente condotta allo stesso modo, sempre gradualmente.

Ciascun soggetto è stato sottoposto a valutazione della percezione dolorifica, tramite scale visuo-analogica (VAS), Wong Baker-Faces Pain Rating (WB-FPRS) e Sounds, Eyes, Motor (SEM). I dati sono stati sottoposti ad analisi statistica comparativa mediante Wilcoxon signed-rank test e Mann-Whitney test.

I punteggi relativi alle 3 scale VAS, (WB-FPRS e SEM) sono risultati statisticamente diversi in entrambi i gruppi: ciò indica che la crioterapia è in grado effettivamente di ridurre la percezione dolorifica nei bambini durante l’anestesia iniettiva. Gli autori concludono indicando nella crioterapia sui tessuti da infiltrare un’opzione utile, magari in associazione ad altre metodiche e tecnologie specificamente indicate nel controllo dello stimolo dolorifico procedurale.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31857860

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