In un’epoca in cui le esigenze del paziente sono elevate ed è fondamentale la mediazione comunicativa con il pubblico, è fondamentale precisare che cosa si intenda con questi termini. Ciò al fine di tutelare la propria professionalità e di evitare che le aspettative del paziente stesso possano rimanere disattese.

In questo senso, negli ultimi anni è stato riportato un accresciuto interesse, da parte sia dei clinici che dei pazienti, per le metodiche di anestesia indolore. Questi due termini potrebbero sembrare in perfetta antitesi, essendo l’anestesiologia odontoiatrica basata fondamentalmente sulla metodica locale iniettiva.

Recentemente, il pedodontista Fred Margolis ha pubblicato un interessante articolo sulle metodiche cliniche che possono essere effettivamente incluse nella definizione di anestesia indolore. La tematica è di particolare interesse clinico, essendo la procedura iniettiva uno dei trigger fondamentali dell’ansia odontoiatrica, a sua volta uno dei fattori che maggiormente possono interferire con il trattamento, soprattutto nel paziente pediatrico (ma non solo).

 

Anestesia topica: è certamente una metodica indolore, estremamente efficace se utilizzata correttamente (in riferimento soprattutto ai tempi), ma ha la funzione di pretrattamento all’anestesia locale, rispetto alla quale non costituisce un’alternativa vera e propria.

 

Laser all’erbio: esso agisce condizionando la mucosa, inducendovi così un’analgesia. È una metodica che si presta a quei casi – segnatamente la restaurativa nel paziente pediatrico – che spesso non vengono approcciati con la normale anestesia iniettiva, perché non soggetti a stimolazione dolorifica pulpare.

Single Tooth Anesthesia (STA): derivata dall’anestesia intraligamentosa, si presta in realtà alla messa in atto di diverse tecniche. Prevede il rilascio computer-controllato (CCLAD) della soluzione anestestetica. Ha onset rapido e permette un risparmio delle dosi farmacologiche, il che assicura un’ulteriore prevenzione del rischio di tossicità dose-correlata. Interessa solamente i tessuti circostanti l’elemento target, abbassando così anche il rischio di traumi autoinflitti; allo stesso tempo, si presta a un’approccio multi-quadrante.

Ashkenazi ha sperimentato il sistema su quasi 200 bambini di età compresa tra i 2 e i 13 (in tutti i casi con tecnica intrasulculare a livello di molari decidui), rilevando una di riduzione del comportamento pain-related. In effetti, lo studio di Jalevik attesta come il macchinario assicuri un’effettiva riduzione del sintomo dolorifico, in particolare nel paziente ansioso. Uno dei vantaggi del sistema, secondo Margolis, consiste nel design del manipolo, simile a una penna più che a una siringa.

Un altro aspetto di interesse è quello riguardante la modalità di penetrazione dell’ago – caratteristiche dell’ago – che, nella metodica STA, non perfora i tessuti molli, ma si inserisce a livello parodontale, in maniera analoga a una sonda.

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