Un’emergenza medica è un evento raro e pertanto non auspicabile nell’ambito di uno studio odontoiatrico. In ogni caso, il clinico non deve farsi trovare preparato all’evenienza sia da un punto di vista diagnostico che, almeno nella prima parte, terapeutico.

Le coronaropatie costituiscono senza dubbio un quadro patologico a elevata prevalenza nella popolazione (2-3% con picchi intorno al 18% nella fascia 55-62 anni). Un’ipoperfusione miocardica può presentarsi in maniera transitoria (angina pectoris) o condurre a conseguenze irreversibili (infarto miocardico acuto, IMA).

Coronaropatie: riconoscere le condizioni a rischio

In fase di anamnesi l’odontoiatra dovrà indagare in primo luogo se il paziente soffra di forme di angina o abbia riportato eventi ischemici maggiori, se sia in trattamento per questi e se si trovi in una condizione di stabilità. Diverse condizioni croniche (ipertensione arteriosa, aritmie, insufficienza cardiaca) incrementano il rischio.

L’angina viene stadiata in lieve, moderata e severa o instabile, principalmente sulla base della frequenza delle crisi. Dal punto di vista odontoiatrico, il paziente viene giudicato a rischio ridotto (angina lieve, IMA > 12 mesi), moderato (angina moderata, IMA 6-12 mesi) o elevato (angina severa, IMA < 6 mesi).

Posto che un paziente a rischio elevato non è indicato per definizione ai trattamenti elettivi, il rischio di coronaropatia in ambito odontoiatrico è legato principalmente agli stimoli stressogeni e dolorifici. La prima terapia è pertanto di tipo preventivo e passa innanzitutto per un’anestesia efficace e duratura. Un paradosso in questo senso è il rapporto tra l’adrenalina somministrata come vasocostrittore, insieme all’anestetico locale, e quella prodotta per via endogena dal paziente. Nel soggetto a rischio moderato, comunque, è consigliabile ridurre il quantitativo di vasocostrittore. In questi pazienti può essere utile impostare una profilassi ansiolitica per via inalatoria (sedazione cosciente con protossido di azoto) o farmacologica (diazepam 5-10 mg per os, 1 ora prima dell’intervento).

Angina nello studio odontoiatrico

Clinicamente, l’angina si manifesta con il classico dolore o senso di oppressione in sede retrosternale o epigastrica e può essere confuso proprio con un sintomo da ipocondria o attacco di panico. Il dolore può essere irradiato ad altre sedi, come il braccio sinistro ma anche la mandibola, e qui il paziente può inizialmente sospettare un’origine odontogena. Il paziente con dolore toracico acuto verrà pertanto considerato come affetto da ischemia miocardica fino a prova contraria.

Il trattamento consiste in prima fase nella somministrazione di ossigeno puro (5-6 l/min), quindi di trinitrina sottolingua (0.3-0.6 mg, fino a un massimo di 3 volte). Qualora il quadro persista oltre i 15 minuti è ragionevole sospettare un’evoluzione verso l’IMA. In attesa dei soccorsi, l’odontoiatra può somministrare antidolorifici maggiori come pentazocina (30 mg SC o EV) o diazepam (10 mg IM).

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