L’applicazione di tecniche digitali in protesi è estremamente utile nell’ottimizzazione dei tempi clinici e di laboratorio, accelerando ma anche perfezionando, quindi, l’intero workflow del restauro. Ciò costituisce un evidente beneficio per il clinico ma favorisce anche l’accettazione e la compliance da parte del paziente.

Il controllo del dolore è un esigenza fondamentale nella maggior parte dei più comuni trattamenti odontoiatrici: in questo senso è importante ribadire che, una riabilitazione protesica (su dente naturale) o implantoprotesica si distingue da altre procedure in quanto spalmata su diversi passaggi operativi. Il discomfort cumulativo derivante dall’anestesia iniettiva convenzionale in ciascun appuntamento, in modo particolare in quelli più rapidi – ma non per questo non meritevoli di un efficace regime anestesiologico – può risultare pertanto notevole.

I sistemi di delivery computer-controllati dell’anestesia (CCLAD) sono stati proposti come opzione utile al fine di minimizzare la problematica in oggetto. Tali strumenti si basano sul razionale della pressione positiva continua, ovvero la somministrazione di flusso lento ma costante di soluzione anestetica, con il computer che compensa la variazione di resistenza fornita dai tessuti. Ciò favorisce l’onset rapido di un’anestesia efficace, al costo di una procedura iniettiva pressoché impercettibile. La metodica è versatile, in quanto permette di mettere in atto le principali tecniche di blocco nervoso e di lavorare, se necessario, su più di un elemento dentario, sia in arcata superiore (ad esempio mediante la tecnica AMSA) che in arcata inferiore.

Partendo da tali premesse, Yenisey ha confrontato la metodica CCLAD con l’anestesia iniettiva convenzionale in ambito protesico (prosthodontics): i risultati sono stati pubblicati alcuni anni or sono su Journal of Applied Oral Science.

L’autore ha arruolato 16 pazienti, di cui 3/4 donne, tutti indirizzati per riabilitazioni protesiche interessanti entrambe le emiarcate mascellari. Lo studio ha infatti seguito un design di tipo split-mouth, con il paziente bendato ignaro del tipo di metodica scelta, (1) quella classica o (2) una AMSA computer-guidata appunto, rispettivamente (1) già sperimentata e (2) mai sperimentata in passato.

A fine trattamento – (ins) inserzione dell’ago + (del) somministrazione della soluzione anestesica + (pre) preparazione del dente – il soggetto è stato interrogato tramite una verbal rating scale (VRS) in cinque punti sul dolore percepito nelle 3 fasi indicate.

Al netto di un’efficacia paragonabile durante il trattamento vero e proprio (non sono risultate differenze significative concernenti lo stimolo dolorifico durante la preparazione), l’autore indica come preferibile la metodica CCLAD in quanto significativamente più comfortevole nelle due fasi preliminari.

 

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