La patologia cariosa non si distingue per la forte componente eredo-familiare che si osserva in altre patologie a eziologia multifattoriale. Deriva invece dalla combinazione fra predisposizione e fattori ambientali ed è in questo senso che può essere valutata. In altre parole, due gemelli omozigoti saranno tendenzialmente esposti alle stesse patologie non solo in quanto sono la stessa persona dal punto di vista genetico, ma anche perché ci si può attendere che crescano in uno stesso ambiente.

Rischio di carie dentale nel paziente pediatrico

I fattori di rischio della carie sono certamente noti, ma nel caso del paziente pediatrico può essere maggiormente utile indagarli in maniera più specifica, di modo da poter adeguare le indicazioni da fornire al paziente e ai genitori.

È quanto si è proposto di fare il lavoro di Llena pubblicato nel numero di ottobre 2017 di Clinical Oral Investigations: si tratta di uno studio di coorte che ha l’obiettivo di valutare i fattori più strettamente collegati all’insorgenza di carie a 5 anni dall’eruzione del primo molare permanente. Data la forte impronta epidemiologica del lavoro, sono stati esaminati gli indici DMFT (decayed, missing, filled teeth) e DMFT-M, l’equivalente riguardante il solo primo molare.

I risultati indicano come i fattori predittivi principali di carie in questa fase siano quelli di tipo alimentare (dolci e soft drink) la frequenza di spazzolamento e la presenza di carie a livello dei decidui (indice df-t). Quest’ultimo dato pare particolarmente interessante se confrontato con le indicazioni epidemiologiche fornite dall’Autore. Queste sono riferite alla Spagna – dunque a un ambiente vicino all’Italia sul piano economico e socioculturale – e riportano come nel periodo 1993-2015 la prevalenza di carie dei decidui si sia abbassata di poco (dal 38% al 31.5%) e il df-t medio sia sostanzialmente rimasto invariato. Ciò testimonia come in questa fase iniziale della dentizione mista non debba essere sottovalutato il controllo della carie negli elementi permanenti.

Un secondo articolo epidemiologico, pubblicato nel 2016 da Shin e Park sull’International Journal of Dental Hygiene, ha considerato nello specifico un dato già indagato nel lavoro di Llena e riguardante il ruolo del caretaker, della madre esattamente. I risultati stabiliscono come, nella fascia di età 6-11 anni la prevalenza di carie fosse 2.4 volte maggiore in pazienti le cui madri riportavano a loro volta almeno una lesione cariosa. Per la successiva fascia degli adolescenti (12-18 anni), invece, il rischio di carie dei denti permanenti risulta maggiore laddove le madri riferissero bassa scolarità ed elevati livelli di stress.

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