Il nervo infraorbitario costituisce una branca del nervo mascellare, seconda branca del V paio di nervi cranici. Emerge da un omonimo foro posto sulla superficie malare e conduce la sensibilità di cute e mucose del terzo medio del volto. Una volta fuoriuscito, si divide in 4 branche distali, dedicate appunto alle aree cutanee di competenza, e 3 prossimali: queste ultime corrispondono ai nervi alveolari superiori, anteriore, medio e posteriore, i quali complessivamente formano il plesso che serve l’intera arcata dentale superiore.

Il canalis sinuosus venne descritto per la prima volta nel 1939 ad opera di Jones come un fascicolo nervoso che emerge dalla porzione posteriore del foro infraorbitario, per poi decorrere in un canale osseo tortuoso, del diametro di 2 mm circa, a lato della cavità nasale.

Il canale prende origine dal tratto terminale del canale infraorbitario (prima cioè che questo sfoci nel rispettivo foro), decorrendo inizialmente in avanti verso la cavità nasale, per poi portarsi verso il basso dopo aver descritto una “S”. il termine “canalis sinuosus” fa riferimento a questo segmento così caratteristico. Il canale, dopo un percorso intraosseo di più di 5 cm, emerge infine da un foro secondario a livello palatale: quest’ultimo tratto è soggetto a importante variabilità anatomica.

La struttura ospita il decorso del nervo alveolare anteriore superiore (con i rispettivi vasi comitanti) e non è pertanto sottovalutabile soprattutto nella chirurgia implantare della zona. Fortunatamente, il tratto terminale del nervo, che come detto compartecipa al plesso dedicato all’arcata superiore, presenta una serie di anastomosi in grado di vicariare eventuali danni: in alcuni casi, comunque, è possibile riscontrare disturbi neurologici legati proprio ad eventi traumatici. Peraltro si tratta di sintomi spesso difficilmente interpretabili dal punto di vista clinico, in quanto non meglio valutati in precedenza.

Il gruppo di Ferlin ha condotto una revisione sistematica sull’argomento, ricavando dai database Scopus, Medline e Web Of Science un totale di 70 record, 11 dei quali sono stati valutati sul piano qualitativo. La maggior parte degli studi consiste in TC cone beam volte a valutare i canali accessori. Il 90% dell’evidenza relativa a tali documenti è stata comunque valutata come di qualità moderata o alta.

Lo studio ha concluso osservando la possibile variabilità del canalis sinuosus in termini di posizione, diametro, tragitto e presenza di canali accessori. Il canalis sinuosus è presente tra l’88 e il 100% e suoi accessori tra la metà e il 70% delle volte.

Per quanto riguarda la gestione clinica nei casi chirurgici, gli autori sottolineano l’importanza di non sottovalutare la problematica, soprattutto in fase di programmazione chirurgica: la misura diagnostica più raccomandata, da questo punto di vista è proprio la TC cone beam.

 

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