La tecnica convenzionale di anestesia tronculare dell’arcata inferiore, blocco alveolare inferiore, viene ampiamente discussa, nella letteratura scientifica, in riferimento ai tassi di insuccesso, che da quanto documentato, effettivamente, possono essere piuttosto proibitivi (fino al 20-25%).

La tecnica è soggetta anche ad altre criticità: si considerino per esempio gli aspetti legati all’onset dell’effetto anestetico. Una volta completata la procedura iniettiva, pur eseguita eseguita lege artis, è spesso necessario attendere necessario attendere alcuni minuti al fine di constatare l’effetto. La definizione clinica di avvenuto onset consiste comunemente nella comparsa del sintomo di intorpidimento a livello dell’emilabbro omolaterale. Alcuni pazienti riferiscono questo sintomo soggettivo anche a 15-20 minuti dalla somministrazione del farmaco.

Essendo l’anestesia dei tessuti molli riscontrabile direttamente, l’intorpidimento labiale viene usato come indicatore empirico dell’anestesia pulpare, che è quella che più interessa al clinico e, nella pratica, non viene tendenzialmente verificata tramite tester elettrico. Secondariamente, il blocco alveolare inferiore interessa i tessuti molli circorstanti l’emiarcata dentale: su questo punto pare riduttivo immaginare che tutte le aree – tessuti molli e periostio vestibolari distali al forame mentoniero, tessuti molli e periostio linguali e pavimento orale, 2/3 anteriori dell’emilingua per interessamento del nervo linguale – vengano interessate omogeneamente.

Su queste premesse, pare interessante chiedersi come l’anestetico si distribuisca nelle diverse sedi tissutali e, dall’altra parte, se una di questa in modo particolare possa fungere in maniera predicibile da indicatore dell’anestesia pulpare.

In un interessante studio pubblicato su , Cho e colleghi hanno sottoposto a blocco alveolare inferiore un pool di 59 studenti (in Corea come in molti altri paesi del mondo, quello student-to-student è un comune modello educativo alla procedura in oggetto).

L’efficacia dell’anestesia dei tessuti molli è stata testata, 15 minuti dopo l’iniezione, con l’ausilio di un algometro a pressione (successo solo in caso di mancata risposta alla massima forza, pari a 700 g) in 4 siti differenti: angolo del vermiglio dell’emilabbro inferiore (LL), gengiva aderente vestibolare a livello dell’incisivo laterale (BGI) e del primo molare (BGM), gengiva linguale (LG).

Dopo l’attesa di altri 5 minuti, gli stessi incisivo laterale e primo molare sono stati sottoposti a valutazione dell’anestesia pulpare tramite tester elettrico.

Il tasso di successo più elevato a livello dei tessuti è stato registrato in sede linguale (93.9%; dal punto di vista clinico ciò rende superfluo l’eventuale supplemento linguale), seguita dal labbro (79.6%) e dall’incisivo (53.1%); attendibile il success rate molto basso distalmente al foro mentale (BGM: 14.3%).

L’analisi del valore predittivo positivo ha effettivamente valutato il sintomo di intorpidimento del labbro come un cattivo indicatore della reale anestesia pulpare (di incisivo e molare); d’altra parte, in virtù dell’alto valore predittivo negativo, si può affermare che la mancanza di tale reperto clinico indica con certezza pressoché assoluta la mancata efficacia a livello pulpare.

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