L’anestesia computer-guidata, definita anche dalla sigla CCLAD è una realtà clinica alla quale un numero crescente di professionisti si sta avvicinando. Un bambino dal dentista costituisce sempre un caso di difficile approccio, anche al netto dei protocolli e delle indicazioni relazionali e operative. In questo senso, il momento dell’anestesia locale è forse il più delicato, soprattutto se condotto con la comune anestesia iniettiva tramite siringa carpule. A logica, un dispositivo dall’aspetto maggiormente rassicurante e dal ridotto potenziale dolorigeno dovrebbe risultare più accettabile anche dal punto di vista del paziente.

Ciò detto, è quantomai lecito indagare quale sia il background scientifico disponibile per quanto concerne tale fascia d’età.

Letteratura scientifica ed anestesia computer-guidata

Si consideri, in primo esame, il dato del dolore durante l’esecuzione dell’anestesia: di 13 studi che confrontano la tecnica CCLAD con quella convenzionale, 6 forniscono risultati simili tra i due gruppi, mentre gli altri 7 riportano una maggiore efficacia della metodica computerizzata. La scala VAS è la metodica d’indagine più utilizzata, ma non l’unica: si ritrovano infatti scale basate sulle espressioni facciali (FIS, FRS) e scale multivariabile (sound, eye, motor scale SEM, face legs activity cry consolability FLACC).

Per quanto riguarda il sito iniettivo, tra le pubblicazioni che riportano un migliore riscontro per quanto riguarda la CCLAD, tre hanno comparato l’anestesia di infiltrazione sui lati vestibolare e palatale. Per quanto riguarda le stesse zone, altri due sono i lavori che, al contrario, non hanno riportato differenze significative sul lato vestibolare, ma hanno confermato le indicazioni positive riguardanti il versante palatale.

In totale, sono invece tre gli studi che hanno confrontato la tecnica CCLAD con la comune tecnica di blocco nervoso del nervo alveolare inferiore. Due di questi riferiscono un dato di efficacia maggiore per quanto riguarda l’anestesia computer-guidata.

Per quanto riguarda il dato dell’ansia legata all’effettuazione dell’anestesia, due dei suddetti lavori non riferiscono differenze significative, mentre Versloot e colleghi hanno notato una correlazione positiva con il dolore percepito nei bambini maggiormente ansiosi. Il dolore riferito durante l’anestesia potrebbe pertanto essere effettivamente collegato al timore degli aghi più che a reali fattori estrinseci. I bambini hanno maggiore paura rispetto alla maggior parte degli adulti e per questo alcuni Autori obiettano una maggiore difficoltà nella definizione degli obiettivi clinici dello studio. Un altro elemento di discussione è rappresentato dalla soggettività delle metodiche di indagine. Si tratta di un aspetto che interessa tutti gli studi scientifici che utilizzano la VAS. In questo caso, però, è anche giusto ribadire la trasversalità dei risultati positivi ottenuti con altre scale, pure soggettive, ma del tutto differenti.

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