Le difficoltà di approccio al paziente pediatrico non sono limitate al caso del soggetto non collaborante. Anche dopo un efficace opera di coinvolgimento alla permanenza in poltrona e di motivazione all’igiene domiciliare, il clinico può scontrarsi facilmente con aspetti del tutto normali, come la stancabilità e la difficoltà a mantenere costante l’attenzione, soprattutto nel caso di procedure cliniche prolungate.

Ecco allora che in molti casi può risultare vantaggioso prevenire tali problematiche deviando volutamente l’attenzione del bambino. Questa strategia prende il nome di distrazione e può essere messa in atto ancora prima dell’accesso al riunito. È piuttosto comune, ad esempio, predisporre un’area giochi nel contesto della sala d’aspetto.

Il passaggio successivo è quindi rappresentato dall’incontro con il personale sanitario, la collaborazione con il quale viene di volta in volta rinnovata e rafforzata. La stessa comunicazione verbale può essere impiegata come mezzo di distrazione.

Tecniche di distrazioni nel bambino

Un esempio è la tecnica della visualizzazione: si richiede al bambino di condividere il ricordo di un’esperienza positiva (per esempio una gita in un parco divertimenti o un compleanno), possibilmente recente. Il bambino avrà modo di focalizzarvi il pensiero anche durante la seduta.

Un ulteriore categoria di distrattori rientra nell’ambito dell’audiovideo: ne sono disponibili dei più vari. Dagli addobbi per le pareti e il riunito – ne esistono di specifici per bambini, indirizzati naturalmente a chi vuole attrezzarsi di una sala dedicata alla pedodonzia – alla musica, fino alla proiezioni di immagini e filmati tratti da cartoni animati o programmi per bambini. Sono in commercio anche dei visori dalla forma adatta a non ostruire le manovre intraorali, con il vantaggio ulteriore di escludere la strumentazione dalla vista del paziente.

In ultima analisi, bisogna precisare che la distrazione può essere un’arma a doppio taglio, dato che può comprendere anche elementi in grado di interrompere la collaborazione. Ad esempio, udire il pianto di altro bambino proveniente da un altro locale, senza peraltro che si tratti necessariamente di un altro paziente sottoposto a trattamento.

Accanto alla tecniche di distrazione, è utile e anche doveroso ricompensare le fasi di attenzione e attiva collaborazione attraverso dei rinforzi positivi. Anche in questo caso può trattarsi di espedienti verbali come anche di piccoli ma tangibili doni. In linea di massima bambini più piccoli richiedono maggiori attenzioni anche da questo punto di vista. In ogni caso, però, non è utile né vantaggioso eccedere: il paziente, anzi, è in grado di percepire, preferendola, la spontaneità del gesto

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