L’anamnesi costituisce uno dei momenti fondamentali nell’approccio al paziente odontoiatrico e odontofobico in particolare. Spesso, nell’inquadrare questo secondo caso si ricerca nel passato un possibile ricordo traumatico infantile legato alle cure dentali ricevute nell’infanzia o, quantomeno, si cerca di indagare se il paziente abbia ricevuto trattamenti odontoiatrici particolarmente impegnativi in età pediatrica. Questo secondo caso può configurarsi in quei pazienti selezionati per il trattamento di patologie cariose in anestesia generale. Negli ultimi anni, due lavori abbastanza simili, raccolti in ambienti culturali molto diversi – uno a Taiwan, l’altro in Inghilterra – hanno considerato l’anestesia generale odontoiatrica come un possibile fattore di rischio per carie e ansia, l’uno sempre in età pediatrica, l’altro in fase di transizione con la vita adulta.

L’anestesia generale e il rischio di carie nei bambini

Lo studio di Lin (2016) ha analizzato un campione di 79 bambini di età media pari a 4 anni, affetti da carie della prima infanzia (early childhood caries, ECC) e demandati a trattamento in anestesia generale. In collaborazione con i genitori è stato compilato un questionario utile a quantificare il rischio di carie a 12 mesi – caries risk assessment (CRA) – con il software Cariogram. Al controllo a 1 anno, il 79.9% dei pazienti riportava nuove lesioni cariose. L’analisi statistica ha stabilito che il CRA con Cariogram (oltre alla conta dello S. mutans) costituisce una metodica predittiva valida nei pazienti ECC.

Nel 2017, Haworth e colleghi hanno pubblicato un lavoro prospettico che pescava il proprio campione dal programma ALSPAC (Avon Longitudinal Study of Parents and Children). Tramite questionario sono state valutate salute orale e ansia odontoiatrica all’età di 7 anni (con la collaborazione dei genitori) e 10 anni più tardi (questionario autovalutativo). Dei 1695 pazienti (60% femmine) giunti a completamento dell’indagine, 128 (pari al 7.6%; in questo caso viene riportato un sostanziale equilibrio fra maschi e femmine) hanno ricevuto un’anestesia generale odontoiatrica.

I risultati stabiliscono che i pazienti pediatrici indicati per anestesia generale odontoiatrica costituiscono una popolazione a rischio di recidiva di carie (indipendentemente dalle precedenti esperienze di malattia). Di conseguenza, questi pazienti riportavano anche un numero maggiore di elementi dentari trattati per carie nella transizione ai 17 anni.

Questa particolare popolazione risulta inoltre maggiormente (di 2.5 volte tanto) soggetta a quadri di ansia odontoiatrica in età adolescenziale. Questa condizione porta al rischio che il quadro di salute orale carente si autoalimenti.

Per quanto, per ammissione degli stessi Autori, il dato meriti di essere ulteriormente indagato, pare corretto ribadire l’importanza dell’inquadramento del paziente non collaborante e dei casi da considerare per il trattamento in anestesia generale.

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