Il termine aritmia configura una serie di condizioni, primarie o susseguenti a diversi quadri patologici (cardiaci, polmonari, endocrini e altro), caratterizzate dall’alterazione del fisiologico ritmo cardiaco. Anche alcune molecole farmacologiche hanno potenziale aritmogeno. In particolare, dal punto di vista odontoiatrico, si ponga massima attenzione sull’adrenalina, impiegata come vasocostrittore associato ad anestetico locale.

La condizione ha sicuramente un impatto notevole nella popolazione. Il dato di prevalenza si attesterebbe infatti tra il 10 e il 17%; nel 4% dei casi si tratta di una forma grave, in grado cioè di condurre a conseguenze potenzialmente fatali (arresto cardiaco).

La sintomatologia può essere eterogenea, a volte silente, altre volte manifesta, con polso irregolare, palpitazioni, dispnea.

Nella clinica, è importante sottolineare la necessità di una continua valutazione del rapporto rischi/benefici riguardante l’impiego del vasocostrittore nel paziente giudicato a rischio cardiovascolare (non si parla esclusivamente di aritmie). Va sempre soppesato il discomfort per il paziente al netto del rilascio endogeno di adrenalina rispetto alla minima quantità effettivamente somministrata.

Individuare i segni di aritmia

Dal punto di vista diagnostico, riconoscere in maniera certa un’aritmia all’interno dello studio odontoiatrico richiederebbe la costante sorveglianza elettrocardiografica e la corretta interpretazione di eventuali anomalie nel tracciato. La presenza di una sintomatologia suggestiva (palpitazioni, capogiri e affini) e, a maggior ragione, di una patologica cronica predisponente (cardiomiopatie, disfunzioni valvolari) dev’essere perciò attentamente indagata in anamnesi.

Il paziente può essere categorizzato come a rischio ridotto, moderato o elevato. Il primo caso non costituisce controindicazione ai trattamenti elettivi. Nel secondo sono richiesti un consulto cardiologico preventivo, la riduzione della somministrazione di vasocostrittore e un’eventuale sedazione. I casi gravi sono invece indicati esclusivamente per il trattamento delle urgenze, sempre con anestesia priva di vasocostrittore.

In tutti i casi è utile registrare i parametri a riposo (pressione arteriosa; ritmo, frequenza e forza del polso) in modo da avere un riferimento in caso di sospetta crisi. Nel momento in cui il paziente sviluppa la sintomatologia, il trattamento dev’essere interrotto. Si potrà osservare un polso sopra i 100 o sotto i 60 bpm, irregolare con eventuale bradicardia. Oltre al monitoraggio, può essere indicato un supplemento di ossigeno. Se il paziente si riprende in tempi rapidi, può anche essere possibile la ripresa del trattamento. Una breve perdita di coscienza può indicare aritmia grave ed è pertanto meritevole di approfondimento diagnostico. Un quadro più grave va invece assimilato ad arresto cardiaco e richiede pertanto l’allertamento dei soccorsi e l’attivazione delle procedure di emergenza.

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