Gow-Gates, che nel 1973 decise di condividere la tecnica per anestesia del nervo alveolare inferiore da lui impiegata con piena soddisfazione per un trentennio. L’eponimo rimanda alla figura dell’odontoiatra George A. E. L’Autore riferiva infatti dati di successo del 99%. Pur non volendo competere con i risultati riportatati dal suo creatore, diversi clinici accolsero con favore la novità: con tassi di insuccesso che si aggirano attorno al 20%, infatti, la classica metodica di anestesia del nervo alveolare inferiore può rappresentare una fase clinica fra le più frustranti sia per il professionista che per il paziente.

Bisogna sottolineare che la tecnica di Gow-Gates non si pone esattamente come un’alternativa alla metodica comune. Si tratta infatti di un blocco del nervo mandibolare, interessa cioè l’intera terza branca del V paio di nervi cranici e, ovviamente, tutte le sue diramazioni a valle: oltre al nervo alveolare inferiore, i nervi lingualemiloioideomentaleincisivoauricolo-temporale e vestibolare.

Una volta applicato con efficacia, dunque, non sarà necessaria alcuna adiuvante per qualsiasi intervento a carico dell’arcata mandibolare. In questo senso, vale a dire per quanto concerne le indicazioni d’uso, non vi sono reali differenze tra la tecnica Gow-Gates e il blocco del nervo alveolare. Discorso analogo per le controindicazioni: la più importante interessa quei pazienti con difficoltà nell’apertura della bocca. Alcuni Autori riportano piuttosto problematiche riguardanti l’operatore che, nel caso abbia buona confidenza con la tecnica tradizionale, potrebbe trovarsi in difficoltà nell’approcciarsi alla curva di apprendimento della nuova.

Esecuzione della tecnica di Gow-Gates per anestetizzare il nervo alveolare inferiore

Se da una parte si osserva un tasso di successo maggiore, un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla percentuale di aspirazioni positive, pari al 2% circa, perciò molto inferiore al 10-15% della tecnica convenzionale.

Dal punto di vista operativo, Malamed raccomanda l’utilizzo di un ago 25 G lungo. Il paziente, supino a collo iperesteso (eventualmente semisupino), viene invitato a mantenere il massimo grado di apertura.

Si distinguono sia reperi extraorali che intraorali. Da una parte, il limite inferiore del trago (incisura triangolare) e l’angolo della bocca. Dall’altra, la cuspide mesiopalatale del secondo molare superiore indica a quale altezza inserire l’ago. Viene penetrata la mucosa dell’aspetto mesiale del ramo mandibolare, distalmente allo stesso secondo molare superiore. Orientativamente, ci si trova in prossimità al collo del condilo, appena sotto all’inserzione del muscolo pterigoideo esterno. La tecnica prevede l’inserimento lungo 25 mm circa, fino al contatto con l’osso: dopo aver ritratto l’ago di 1-2 mm, viene effettuata la prova di aspirazione. Se negativa, viene lentamente iniettata la soluzione anestetica.

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