La terapia parodontale non chirurgica, più comunemente nota come terapia causale, costituisce il primo indispensabile approccio clinico alla malattia parodontale e consiste nel trattamento meccanico – scaling e root planing – delle superfici radicolari. La rimozione del tartaro sottogengivale favorisce il ripristino di un ambiente idoneo alla salute del parodonto. La percezione del dolore è un aspetto fortemente soggettivo, tuttavia si può dire che la procedura sia comunemente associata a fastidi, tanto che in alcuni casi esige il ricorso all’anestesia locale. Si osservano discordanze anche per quanto riguarda il dolore postoperatorio, che va comunque contemplato come complicanza, forse principale, del trattamento. Nello studio di Pihlstrom (1999), quasi la metà (46%) dei pazienti riferisce una media-moderata sensazione dolorifica da dopo terapia causale con anestesia, mentre nel lavoro di van Steenberghe (2004), l’83% dei soggetti non riferisce dolore postoperatorio.

Secondo quanto riferito da Webb nella sua revisione (2015), l’impiego dell’anestesia locale risulta particolarmente utile nell’approcciare siti parodontali di difficile accesso o in particolari condizioni di infiammazione.

L’uso di analgesici dopo terapia parodontale condotta sotto anestesia locale

L’approccio del recente lavoro di Schirmer (2017) sta nell’identificare se esistono delle tipologie di pazienti – o meglio dei veri e propri fattori di rischio – per cui il paziente possa ricorrere all’uso di analgesici dopo una terapia parodontale, pur condotta in regime di anestesia locale.

I lavori precedenti a cui l’Autrice fa riferimento, ormai risalenti al decennio precedente (il più recente tra quelli citati è quello di Canakci del 2007), delineano come indicatori del rischio del dolore intra e postoperatorio il genere, l’età, il livello di scolarità e l’abitudine al fumo.

Lo studio a cui si fa riferimento ha coinvolto 218 pazienti con parodontite di grado moderato, indirizzati per terapia causale in regime di anestesia locale, cui seguiva autovalutazione con Visual Analogue Scale (VAS), Numerical Rating Scale (NRS) e Verbal Rating Scale (VRS). I dati sono stati incrociati con diversi fattori, alcuni dei quali già citati in precedenza: età, genere, scolarità, abitudine al fumo, ipersensibilità dentinale, numero di elementi trattati durante la seduta, grave infiammazione parodontale, ansia e impiego di analgesici. Il dolore postoperatorio è risultato statisticamente associato a fumo, infiammazione e ansia. A quest’ultimo aspetto sarebbe collegato il ricorso agli analgesici nel postoperatorio.

Lo studio contiene probabilmente alcune limitazioni, dovute principalmente al fatto di essere stato condotto in un ambito universitario, ma nel contempo fornisce spunti interessanti per quanto riguarda l’inquadramento del paziente parodontale comune. La terapia causale, anche se condotta sotto anestesia, comporta abbastanza frequentemente un postoperatorio doloroso, anche se di solito si tratta di una stimolazione di basso grado e non protratta a lungo.

Privacy Policy