L’esecuzione dell’anestesia locale per infiltrazione è una manovra quotidiana per l’odontoiatra e che presenta una certa curva di apprendimento. L’odontoiatra deve acquisire la sensibilità necessaria ad apporre una pressione adeguata alla consistenza dei tessuti, al fine di permettere la diffusione del liquido e nel contempo senza creare un disturbo per il paziente.

L’esperienza clinica dell’operatore non è peraltro l’unica voce in grado di condizionare la manovra. Utilizzando la comune siringa carpule, l’attività muscolare più complessa è quella che interessa il pollice e, contrariamente a quanto si possa pensare, la forza principale non è solitamente la pressione sull’anello dello stantuffo, bensì la trazione esercitata su di esso nella preventiva fase di aspirazione. Non è raro che l’impugnatura della carpule avvenga secondo posizioni articolari estreme o comunque insolite, soprattutto a causa delle dimensioni della mano in relazione alla siringa stessa. Mantenendo il pollice iperesteso, l’aspirazione può risultare difficoltosa. Nel caso in cui l’operatore (od operatrice) abbia una mano piccola, tenderà a compensare aprendo il palmo durante l’aspirazione. Una posizione di lavoro comune ma che contribuisce alla diminuzione del controllo pressorio è invece l’eccessiva flessione del polso. Non rispettando le posizioni di lavoro adeguate, poi, può risultare maggiormente difficoltoso accedere ai reperi anatomici delle diverse tecniche anestetiche.

Si può dunque concludere che l’anestesia, pur nella sua brevità, sia in grado contribuire all’acquisizione di un atteggiamento posturale inadeguato e antiergonomico.

In più, volendosi riallacciare a quanto detto in apertura, l’aspetto più importante a essere potenzialmente coinvolto è la fluidodinamica della somministrazione.

Oltre che minimizzare la sensazione di fastidio per il paziente, la maggior parte dei protocolli suggerisce la deposizione lenta anche al fine di ridurre al minimo i rischi derivanti da una somministrazione intravenosa. L’ideale sarebbe rilasciare gocce di liquido senza picchi pressori, piuttosto che un’onda continua.

Cosa può fare l’anestesia computerizzata per migliorare l’ergonomia e l’efficacia del lavoro?

Ecco dunque che negli ultimi anni, alcuni Autori hanno suggerito l’impiego della sistematica computer-guidata detta CCLAD, la quale prevede appunto una somministrazione goccia-a-goccia durante la fase iniziale dell’iniezione, con un lento e costante aumento della velocità di iniezione nel tempo. Il sistema è in grado di monitorare e correggere la pressione esercitata sulla punta dell’ago in tempo reale, riportando le pressioni dinamiche del fluido a valori predeterminati. La sensibilità dell’operatore viene pertanto esentata dal ruolo fondamentale che ha nell’utilizzo della siringa carpule. In più, la forma a penna del carrier permette un’impugnatura agevole indipendentemente dalle dimensioni della mano e facilita il mantenimento delle posizioni di lavoro raccomandate dall’ergonomia.

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