L’anestesia locale in odontoiatria prevede il blocco di una terminazione nervosa, di dimensioni piccole o grandi, attraverso il contatto con il principio attivo.

È possibile dividere gli anestetici locali nelle due grandi categorie, esteri e amidi. Le molecole di più comune impiego clinico, oggigiorno, sono tutte comprese all’interno della seconda categoria: lidocainamepivacainaarticainabupivacaina.

Per quanto si possa distinguere tra anestesia sovraperiostea (infiltrazione) e blocco nervoso vero e proprio, oltre a metodiche particolari (intraligamentosaintrapulpare e altro) la via di somministrazione è sempre iniettiva. Per questa ragione, le diverse molecole sono commercializzate sotto forma di tubofiale. Ogni tubofiala conterrà quindi il principio attivo in quantità predeterminata, eventualmente in associazione con il vasocostrittore, in soluzione acquosa.

Durata d’azione e dose massima dell’anestesia locale in odontoiatria

Dal punto di vista operativo è utile considerare una seconda classificazione, valida indifferentemente per esteri e amidi, basata sulla durata d’azione. Si distinguono anestetici locali a durata breve, intermedia e lunga. Nello specifico, si fa riferimento all’effetto indotto sulla polpa: fino a 30, 60 e 90 minuti circa, rispettivamente. L’anestesia dei tessuti molli è solitamente prolungata.

Lidocaina: sintetizzata nel 1943 e introdotta sul mercato nel 1948, fu il primo anestetico locale amidico ad essere utilizzato nella pratica clinica, in sostituzione della procaina. In Italia trova larga diffusione come anestetico topico in spray o in pasta, ma in molti paesi la forma iniettiva al 2% continua a costituire uno standard operativo. Si tratta di un anestetico a breve durata, soprattutto nella forma senza vasocostrittore. Quest’ultima è stata ritirata dal commercio in molti paesi proprio in virtù del rapido assorbimento a livello ematico (dove può raggiungere livelli anche molto elevati). La dose massima consigliata della molecola al 2% è di 4.4 mg prokilo, corrispondente a 1 tubofiala ogni 10 chilogrammi, comunque senza superare le 8 tubofiale.

Si precisa che i dati riportati non tengono conto dei rischi da tossicità del vasocostrittore e considerano sempre il paziente sano (ASA I).

Mepivacaina: le ridotte proprietà vasodilatatorie rendono questa molecola abbastanza efficace anche in assenza di vasocostrittore (anestesia pulpare da 20 fino a 40 minuti). La soluzione

iniettabile al 3%  trova pertanto impiego nei casi in cui sia controindicato l’uso del vasocostrittore. Il farmaco è comunque disponibile anche nella concentrazione 2% con adrenalina 1:100000. La dose massima consigliabile è di 6.6 mg prokilo: convertita in tubofiale, la dose massima consigliata nell’adulto sano è di 8 e 11 con vasocostrittore.

Articaina: si tratta dell’unica amide dotata di un gruppo estereo addizionale. La molecola subisce pertanto una metabolizzazione doppia, in parte epatica e in parte plasmatica. Questa caratteristica le conferisce alta diffusibilità tissutale. È commercializzata nella concentrazione del 4%, sempre con vasocostrittore (adrenalina 1:100000 o 1:200000). le dosi massime raccomandate sono di 7 mg prokilo nell’adulto (6 tubofiale nel soggetto di 60 kg), 5 nel bambino; non è raccomandata la somministrazione al di sotto dei 4 anni.

Bupivacaina: molecola chimicamente simile alla mepivacaina, ma dotata di liposolubilità elevata. Si tratta di un anestetico locale a lunga durata, impiegato a concentrazioni molto inferiori rispetto a qualsiasi altro. È disponibile infatti allo 0.5% con adrenalina 1:200000. A fronte di un onset mediamente più lento della norma, è particolarmente indicata nelle procedure lunghe e/o che prevedano prolungato dolore postoperatorio. La dose massima è di 1.3 mg prokilo.

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