L’estrazione del dente del giudizio rientra tra gli interventi più comuni nell’ambito della chirurgia orale. Questa procedura si caratterizza, oltre che per la variabilità in termini di indicazioni cliniche ma anche per quanto riguarda la complessità operativa, legata, al di là degli aspetti operatore-dipendenti, a variabili anatomiche quali orientamento, morfologia radicolare, eventuale grado di inclusione mucoso o osteomucoso, rapporti con altre strutture (con il nervo alveolare inferiore in maniera particolare).
Per tutto il tempo dell’intervento, che comunque dovrebbe risultare il più possibile compresso, è fondamentale mantenere un adeguato compenso in termini di anestesia locale. Senza considerare nello specifico le diffidenze fra le varie molecole in uso in termini di onset, efficacia e durata d’azione, si osserva come queste caratteristiche rispondano in generale a fattori chimici quale pH e pKa. È stato tuttavia suggerito come a questi si aggiungano fattori antropometrici (legati cioè al paziente) o addirittura legati al trattamento: questi sono stati indagati, nella fattispecie della estrazione del dente del giudizio, dal recente lavoro di Al‐Shayyab e Baqain (European Journal of Oral Research, febbraio 2018).

Quali fattori influiscono sull’efficacia dell’anestesia locale nell’estrazione del dente del giudizio

Lo studio prospettico ha sondato una coorte di 88 pazienti, due terzi dei quali (56 contro 32) di sesso femminile, di età compresa fra 18 e 72 anni (media 29), trattati con estrazione di terzo molare. La difficoltà dell’intervento, eseguito in tutti i casi da uno stesso operatore, è stata stimata secondo la classificazione di Pell e Gregory, comprendendo anche una classe IV, che rappresenta una forma analoga alla classe III ma giudicata più complessa. I fattori antropometrici considerati sono:
– età
– genere
– indice di massa corporea (BMI)
– abitudine al fumo (secondo i criteri CDC di distinzione tra fumatori, ex-fumatori e non-fumatori)
Le variabili indagate sono state invece onset time, durata dell’anestesia e dell’intervento, volume di anestetico locale necessario e, come anticipato, difficoltà dell’intervento.
La tecnica anestetica di blocco del nervo alveolare inferiore + anestesia buccale segue pedissequamente le indicazioni fornite da Malamed. La molecola impiegata è la lidocaina al 2% addizionata ad adrenalina 1:100000, che continua a essere comunemente utilizzata in diversi paesi del mondo e costituisce in ogni caso uno standard di riferimento per la propria classe farmacologica (amino-amidi). Al paziente è stato chiesto di riportare il dato soggettivo dell’intorpidimento dell’emilabbro omolaterale (la mancata positività entro 5 minuti era uno dei criteri di esclusione dallo studio) cui è seguito un sondaggio del sito chirurgico.
L’analisi univariata ha stabilito come l’onset e la durata dell’anestesia siano influenzati da età, sesso, BMI, abitudine al fumo (in termini di quantità e durata) e anche da volume di anestetico necessario e durata dell’intervento. La regressione multivariata ha però indicato solamente età e fumo (quantità) come fattori predittivi dell’onset e gli stessi, con in più il solo volume necessario, come gli unici fattori predittivi della durata dell’anestesia.
L’aumento dell’età e l’utilizzo di tabacco in maniera quantitativamente importante sembrano allungare il tempo di onset time della molecola anestetica e ridurne la durata nel tempo
Riferimenti bibliografici
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