Il quadro legislativo attorno alla pratica dell’igienista dentale, professionista sanitario deputato all’educazione all’igiene orale domiciliare e alla prevenzione e al trattamento delle malattie gengivali e parodontali, è complesso e varia da paese a paese. Uno degli aspetti più controversi, in questo senso, riguarda la possibilità per l’igienista di effettuare l’anestesia locale sul paziente.

La realtà di riferimento, in questo senso, è quella statunitense: 45 dei 50 stati americani consentono la manovra, seppur con differenze rilevanti da stato a stato. L’Oregon fu tra i primi stati (nella prima metà degli anni ’70) a effettuare tale concessione: qui l’igienista ha il diritto di procedere senza supervisione e senza seguire uno specifico corso. Utimo arrivato, invece, l’Alabama concede di mettere in atto la procedura, sotto supervisione diretta, a professionisti che abbiano seguito uno specifico corso della durata di 32 ore. In altri stati la situazione è ancora diversa, ad esempio con corsi più brevi ma seguiti da un esame.

Anche in europa il quadro è piuttosto disomogeneo. In Italia, il Ministero della Salute permette agli igienisti la messa in atto di misure profilattiche topiche, riservando al medico l’infiltrazione di anestetici, ritenuta procedura invasiva. Secondo alcuni, ciò sarebbe in contraddizione con la libertà clinica dell’igienista e con il dovere etico di assicurare la messa in atto di procedure indolori – si pensi, in questo senso, alla levigatura radicolare nella terapia non chirurgica della malattia parodontale.

Una delle realtà più all’avanguardia – non solo da questo punto di vista – è rappresentata dai Paesi Bassi: qui l’igienista ha già la possibilità, sotto supervisione da parte dell’odontoiatra, di praticare l’anestesia locale e anche di eseguire otturazioni. A partire dall’inizio del 2020, potrà esercitare queste mansioni in piena autonomia. Tale provvedimento legislativo ha generato non poche perplessità da parte di un organismo odontoiatrico come il CED (Council of European Dentists).

Questo potpourri normativo non può che causare confusione anche per il paziente, il cui punto di vista sull’argomento è stato recentemente valutato da un’interessante studio, condotto da Smith e pubblicato su Journal of Dental Hygiene. Nello specifico, il survey ha approfondito tre tematiche principali: l’esperienza dei pazienti e il valore che i partecipanti attribuiscono alle cure centrate sul paziente. Il grado di percezione da parte dei partecipanti in merito alle qualifiche necessarie all’igienista dentale per poter mettere a punto una diagnosi riguardo allo status di igiene dentale e, appunto, somministrare l’anestesia locale. Eventuali suggerimenti rivolti a odontoiatri e legislatore. I risultati dello studio rimarcano la necessità di fare chiarezza in un contesto, come detto, complesso anche per gli addetti ai lavori ma riportano, da parte dei pazienti, indicazioni positive riguardo al fatto che sia l’igienista a gestire l’anestesia locale nel contesto delle proprie procedure cliniche.

Riferimenti bibliografici

http://www.dentaljournal.it/anestesia-igienisti-dubbi-contraddizioni/

https://www.adha.org/resources-docs/7514_Local_Anesthesia_Requirements_by_State.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31628175

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