La procedura iniettiva di anestesia locale costituisce un momento fondamentale per il trattamento successivo non solo per quanto concerne il controllo del dolore, ma anche nella costruzione della compliance assicurata dal paziente. Il dolore durante la procedura rappresenta infatti uno dei trigger fondamentali dell’ansia odontoiatrica: esso può derivare dal trauma legato all’inserzione dell’ago e/o dalla distensione dei tessuti durante l’iniezione del liquido anestetico, soprattutto quando questa venga condotta lungo un arco di tempo eccessivamente ridotto (quindi troppo velocemente).

L’anestesia computerizzata computer-controllata (computer-controlled local anesthetic delivery, CCLAD) rappresenta una soluzione alternativa, nell’ambito dell’anestesiologia odontoiatrica, che punta proprio sugli aspetti precedentemente considerati.

Recentemente, il gruppo di lavoro di Aggarwal ha pubblicato (Journal of Dental Anesthesia and Pain Medicine, dicembre 2018) un interessante lavoro scientifico atto a confrontare tecnica convenzionale e CCLAD nel paziente parodontale adulto, in diverse sedi e fasi di anestesia locale. Quest’ultimo aspetto rappresenta il vero elemento di originalità dello studio.

Lo studio prospettico è stato condotto secondo un modello split-mouth e ha coinvolto un totale di 100 pazienti parodontali di età compresa fra 18 e 65 anni. Ciascuno era indirizzato a trattamenti (scaling sottogengivale, curettage, gengivectomia o chirurgia a lembo) bilaterali all’interno della stessa arcata. È stato operato un processo di randomizzazione atto a determinare con quale delle due metodiche anestetiche inziare e su quale lato impiegarla. Gli sperimentatori riferiscono una problematica che ha impedito l’allestimento in cieco, anche per il solo paziente. Per quanto fosse stata operata una restrizione visiva, il soggetto è stato in grado di percepire lo stimolo acustico prodotto dal macchinario per anestesia computerizzata in funzione. Va detto che protocolli di studio basati sullo stesso modello hanno trovato il modo di ovviare a tale problematica.

Fra tutti i pazienti sono state condotte 270 procedure iniettive (135 per lato e, quindi, per metodica). I tronchi nervosi bersaglio e le tecniche utilizzate sono stati molteplici, a riprova della versatilità d’uso dell’anestesia computerizzata: in arcata superiore i blocchi alveolare posteriore (PSA) e medio (AMSA), blocco del nervo palatino maggiore e di quello infraorbitario e in arcata inferiore i blocchi alveolare inferiore, del nervo buccale e di quello mentoniero.

Il protocollo di studio ha previsto una valutazione del livello di ansia prima dell’iniezione (data anche l’assenza del blinding), mentre subito dopo il paziente ha ricevuto una scala VAS sulla quale quantificare il dolore percepito in diverse fasi del trattamento: durante l’inserimento dell’ago, poi durante il rilascio della soluzione anestetica, subito dopo l’iniezione stessa o alla fine del trattamento propriamente detto. La seconda seduta riprendeva quella appena considerata, sostituendo il mezzo iniettivo con quello non ancora utilizzato.

Il livello di ansia per la metodica CCLAD è risultato pari a 0.78 ± 0.91, significativamente inferiore a quello della siringa convenzionale (1.01 ± 1.02).

I valori VAS sono risultati significativamente inferiori nella tecnica computerizzata per quanto riguarda tutte le fasi considerate, eccezion fatta per la prima, ovvero l’inserimento dell’ago.

Gli autori concludono raccomandando l’uso della tecnica di anestesia computerizzata, anche in accordo con i due terzi dei pazienti che hanno indicato di rivolerla per un loro prossimo trattamento.

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