Per quanto la percezione del dolore risulti soggetta a variabilità di percezione individuale, nella somministrazione locale iniettiva, la più comune nella pratica clinica quotidiana dell’odontoiatra, sono state individuate delle procedure in grado di minizzare i possibili sintomi sgradevoli.
Una delle variabili su cui intervenire è la pressione di rilascio della soluzione farmacologica. Studi ormai “storici” come quello di Kudo (2005) hanno definito dei criteri di ripetibilità in grado di ridurre l’impatto della sintomatologia dolorifica e ansiosa: nel caso specifico, viene indicato come un valore di soglia massima pari a 306 mmHg. Già in tale protocollo sperimentale si è fatto ricorso a una sistematica di sommistrazione computer-guidata – introdotta in realtà ancora prima – la quale costituisce comunque senza dubbio uno sviluppo tecnologico rispetto alla comune siringa carpule.
Una review assai più recente, a cura di González-Castro e Arias, ha fornito un quadro attuale delle sistematiche anestesiologiche basate sul controllo pressorio.
Tale revisione considera in primo luogo la sistematica già indagata da Kudo, aggiornata con una programmazione per 5 velocità diverse per poter mettere in atto più tecniche. In aggiunta alla velocità stessa, il display informa su tempo e volume cumulativo.

Tutte queste permettono l’effettuazione di procedure di anestesia di plesso, blocco nervoso a livello mandibolare e somministrazione intraligamentosa.

L’articolo riflette sui principali vantaggi e anche sulle possibili criticità legate a tali metodiche. Il controllo pressorio si riflette sul controllo del volume iniettato, il che tende a favorire la tollerabilità da parte dei tessuti, mentre il monitoraggio della velocità rappresenta un fattore preventivo del rigonfiamento degli stessi. Come già stabilito da Kudo, intervenire sul flusso è una metodica di riduzione dell’ansia e andrebbe anche a indurre più rapidamente l’effetto. Dall’altra parte, la procedura di somministrazione della singola tubofiala risulterebbe, nel complesso, temporalmente più lunga e anche maggiormente dispendiosa sul piano economico.

La revisione ha valutato i lavori presenti sulle banche dati Medline e Cochrane databases, considerando gli studi comparativi dei livelli di ansia e dolore rispetto alla tecnica iniettiva convenzionale. Tali studi tendono a differire principalmente per il tipo di indagine del sintomo soggettivo dolorifico: la scala visuo-analogica (VAS) è comunque risultata essere la più utilizzata, ma no la sola. Tendenzialmente, sono state ritrovate quasi sempre indicazioni positive.

In conclusione, va ribadito come sia il dato dolorifico durante l’iniezione e, di conseguenza, l’ansia odontoiatrica a essa legata a essere significativamente ridotto tramite il controllo pressorio. Da tale aspetto deriverebbe dunque anche una preferenza nelle scelte del paziente.

Riferimenti bibliografici

https://www.jscimedcentral.com/Anesthesiology/anesthesiology-5-1075.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24778516

Privacy Policy